Archivi autore: Barbara Saracino

Assemblea Nazionale del Coordinamento a TORINO il 16.06.2017

Comunicato stampa

Dopo tre anni di mobilitazioni e campagne, e in seguito al raggiungimento di importanti risultati come l’erogazione dell’indennità di disoccupazione DIS-COLL per dottorandi e assegnisti, negli ultimi mesi insieme ad altre componenti sindacali abbiamo ottenuto l’apertura con il MIUR di un tavolo sul reclutamento straordinario, vista l’emorragia di docenti strutturati in seguito al taglio dell’FFO e al blocco del turnover (- 12.000 docenti dal 2008 ad oggi).

Dopo i primi incontri interlocutori, giovedì scorso il Ministero, nella persona del Capo del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca Mancini, ha finalmente scoperto le proprie carte, rivelando la propria linea operativa unilaterale:

  • riproporre nuovamente le cattedre Natta, con un investimento di 75 milioni di euro all’anno (che si potrebbero impiegare, tanto per fare qualche numero, per il reclutamento di 500 RTD B OGNI ANNO!)
  • aumento dell’FFO del 6,2% (briciole, a fronte di una diminuzione del 20% in questi ultimi anni) che prevede tuttavia un’importante novità: aumenta la frazione VINCOLATA dell’FFO in cui la voce maggiore è lo stanziamento a favore di cosiddetti Dipartimenti di Eccellenza. Procede quindi spedito il progetto di smantellamento dell’Università come sistema di formazione nazionale, a danno, principalmente degli atenei del sud
  • destinare i famosi 250 milioni di euro dell’IIT (ma non erano 450??) alla “ricerca nazionale”, restando però nel bilancio dell’IIT. Come verranno utilizzati? Per un eventuale reclutamento straordinario di RTD-B? per quali ricercatori precari, quelli dell’IIT? Per i PRIN? Non sarebbe assurdo a questo punto pensare che le linee PRIN saranno quelle su cui l’IIT fa già ricerca! I soldi dell’IIT rischiano quindi di restare all’IIT, il solito gioco per cui escono dalla porta per rientrare dalla finestra.
  • ESCLUDERE CATEGORICAMENTE qualsiasi forma di RECLUTAMENTO STRAORDINARIO
  • RIFORMARE il pre ruolo con VINCOLI DI ANZIANITA’, prevedendo un passaggio dal dottorato a RTD-A e poi direttamente RTD-B, con una esigua quota di travaso (RTD-A → RTD-B) garantita, per contenere (ma non azzerare) la pianificata diminuzione di organico del personale strutturato. Il tutto entro un limite temporale dal dottorato. In altre parole, risolvere il problema della precarietà eliminando fisicamente il precariato attuale! Facendo piazza pulita dei precari “storici” e garantendo solo per i neodottorati un sistema fondato su migliaia di RTD-A usa-e-getta, una minima parte dei quali potrà avere la possibilità di passare a RTD-B
  • continuare ad accreditare i Corsi di Studio degli Atenei tenendo conto dei docenti a contratto, almeno fino alla fine del 2018 per evitare – secondo loro – l’introduzione del numero chiuso fin da subito.

In sintesi, questa strategia ministeriale vuol dire palesemente che non è previsto NESSUN PIANO DI RECLUTAMENTO STRAODINARIO per risolvere l’attuale emergenza (40mila persone in tutta Italia) e l’introduzione di un LIMITE TEMPORALE esclude la possibilità che precari “storici” possano nel futuro essere strutturati all’interno degli atenei.

Queste “linee di intervento” sono VERGOGNOSE E IRRICEVIBILI. Per elaborare un piano di mobilitazione nazionale che sia in grado di contrastare l’estinzione degli attuali precari pianificata dal MIUR, il Coordinamento ha indetto un’Assemblea Nazionale che si terrà a Torino, venerdì 16 giugno alle ore 14,30 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Fisica dell’Università.

 

Bigino per scioperare l’8 marzo anche da precari*: Se la nostra ricerca non vale, allora scioperiamo!

Come sappiamo, la didattica e la ricerca negli atenei pubblici sono tenute in piedi da migliaia di precari* della ricerca. Lezioni, esami, ricevimenti, tesi, lavoro amministrativo, progettazione: tutto lavoro portato avanti con contratti a termine che si susseguono senza alcuna tutela – come il sussidio di disoccupazione o i congedi di maternità e paternità – perché secondo il Ministro del Lavoro Poletti, sì quello del boom del lavoro a chiamata con i vouchers, il nostro non è considerato un vero e proprio lavoro, nonostante paghiamo regolarmente l’INPS e le nostre attività siano fondamentali per la sopravvivenza dell’università italiana.

Siamo considerati lavoratrici e lavoratori in formazione. In poche parole eterni studenti, senza nessun tipo di prospettiva e tutele (al momento, il 96% dei/lle precari/e della ricerca viene espulso dall’accademia dopo averne garantito il funzionamento per anni). E poi hanno anche il coraggio di chiamarci bamboccioni o choosy (copyright Padoa Schioppa & Fornero). In realtà, siamo di fronte a una forma di vero e proprio badantato accademico: il lavoro di cura e riproduzione dell’università pubblica pesa quasi interamente sulle spalle di generazioni di precari* senza alcun tipo di riconoscimento.

Tuttavia, senza alcun riconoscimento del nostro lavoro sembra che non abbiamo strumenti per rivendicare i nostri diritti. Ma non è così. Ogni giorno produciamo una mole infinita di atti, comportamenti, discorsi, relazioni che vengono immediatamente catturati dalla produttività accademica: pensiamo al lavoro senza sosta nei weekend, alla progettazione non retribuita, alle pubblicazioni che incrementano i punti dei nostri dipartimenti, alle tesi seguite, al lavoro amministrativo per attivare corsi che porteranno migliaia di euro nelle casse dei dipartimenti, alla disponibilità permanente a sopperire a tutte le falle del sistema organizzativo. Alla didattica gratuita per aggiungere una riga al CV.

Ecco. Partiamo da qui. Se tutto ciò è lavoro, allora scioperiamolo!

Sciopero delle mail:

E’ facile! Ogni giorno riceviamo e inviamo decine di mail di lavoro. Dal gruppo di ricerca, dal* student*, dal* docente, dalla rivista, dal progetto, dalle segreterie. Nessuno ci pensa, ma le mail sono uno strumento fondamentale del nostro lavoro. Cosa accadrebbe se per un giorno non rispondessimo a nessuno/a? E cosa accadrebbe se per un giorno invece di rispondere con la cordialità anglosassone cui siamo abituat* e costrett* dichiarassimo tutte insieme che il nostro è un lavoro e che per rivendicare i nostri diritti l’8 marzo anche l’università sciopera? Ecco una proposta di testo da mandare in risposta automatica per 24h:

Ciao,

Grazie per la mail, ma oggi è l’8 marzo e io aderisco allo sciopero globale contro la violenza sulle donne. In quanto precari* dell’università, abbiamo deciso di aderire a questa lotta: SE LE NOSTRA RICERCA NON VALE, ALLORA SCIOPERIAMO.

La precarietà produce sfruttamento, ricatto, inferiorizzazione, colpevolizzazione, dipendenza, gratuità del lavoro, paternalismo, totale assenza dei diritti riproduttivi, discriminazione di genere nelle carriere accademiche.

Per questo, oggi:

  • non risponderò alle vostre mail,
  • non asseconderò le vostre richieste,
  • non sarò disponibile a censurare il mio punto di vista,
  • non seguirò gli studenti di altr*,
  • non correggerò tesi per altr*,
  • non farò didattica gratis,
  • non scriverò progetti che non posso firmare,
  • non userò i miei social per aumentare la visibilità della mia istituzione,
  • non svolgerò mansioni amministrative che non mi spettano (organizzazione di conferenze, rendicontazione di progetti non miei, lavori di segreteria ecc.) per le quali, neanche a dirlo, non naturalmente è prevista retribuzione
  • non farò l’autista per i visitatori del/la mio/a capo/a

MA SOPRATTUTTO SCENDERO’ IN PIAZZA PER UNIRMI A TANTE E TANTI ALTRE CHE OGGI PARTECIPERANNO ALLO SCIOPERO!  SEGUI LE MATRIOSKE NELLA TUA CITTA’!

Thank you for your email. Today is the 8th of March and I join the Global Women Strike against violence on women. As precarious workers within Italian universities, we decided to join this struggle: if our research is of no value, then we strike.

Precarity leads to exploitation, blackmailing, subordination, sense of guilt, dependency, a total lack of reproductive rights, unpaid work, paternalism, gender discrimination in academic careers.

For this reason, today:

  • I won’t answer to your emails
  • I won’t support your requests
  • I won’t be available to censor my opinions
  • I won’t supervise students assigned to other faculties
  • I won’t revise students’ dissertations assigned to other faculties
  • I won’t teach for free
  • I won’t write research grants applications for other faculties and on which my name cannot be included
  • I won’t use my social media profiles to increase the visibility of my institutions
  • I won’t perform administrative tasks that are not up to me (i.e. organize conferences, list the expenses for research projects I am not the PI of, etc.) and for whom, needless to say, I won’t be paid
  • I won’t be the driver for guest faculties who are visiting my boss

 

Sciopero della didattica:

Se l’8 marzo hai degli incarichi didattici, riconverti la lezione e porta gli studenti in piazza. Illustra come le discriminazioni di genere hanno un impatto significativo sulle vite dei/lle precari/e della ricerca e come sfruttamento, ricatto, precarietà e dipendenza sono gli strumenti che la governance universitaria utilizza per normalizzare lo status quo. Se l’8 marzo invece non hai impegni di docenza, invita i/le tuoi/tue colleghi/e a riconvertire la lezione. Puoi trovare qui delle slide che spiegano l’impatto delle discriminazioni di genere sulla vita universitaria.

Sciopero della Ricerca:

Se l’8 marzo non puoi scendere in piazza, dedica il tuo tempo a ricerche su temi che ti appassionano, che ritieni utile per la trasformazione della società, libero/a dalla dittatura degli impact factor, dai filoni trendy imposti dall’alto e dalle case editrici che fanno profitti milionari sulle nostre ricerche e sul nostro lavoro di referaggio. Restituisci alla ricerca il senso della sua terza missione.

Sciopero dalle discipline:

Invitiamo tutte le ricercatrici e tutti i ricercatori precari/e a liberare la propria immaginazione per declinare nei propri ambiti di ricerca la lotta contro le discriminazioni di genere e le rivendicazioni di autodeterminazione. Ad esempio, chi lavora nei dipartimenti di medicina può declinare lo sciopero denunciando docenti e dipartimenti che impongono l’obiezione di coscienza per ottenere l’avanzamento di carriera. Invitiamo tutte/i ad inviare le proprie idee, frasi, selfies al fb del Coordinamento in modo da costruire il percorso di avvicinamento alla data dell’8 marzo.

Vestiamoci tutte/i di nero e fuxia 

Scegli la vignetta da attaccare sulla porta del tuo ufficio e cambia la tua immagine fb

Proviamo tutte e tutti a fare dell’8 marzo una grande giornata di mobilitazioni e conflitto. L’unica via d’uscita è quella collettiva, in cui rivendicare diritti e tutele per tutte/i!

Vedi anche: nonunadimeno.wordpress.com  https://www.facebook.com/nonunadimeno/

CAMPAGNA DI MOBILITAZIONE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA RICERCA COME LAVORO

Perché mobilitarsi

Il 15 dicembre la Commissione Bilancio della Camera ha bocciato l’emendamento che abbiamo presentato insieme all’ADI, FLC CGIL e LINK per l’estensione della Dis-Coll agli assegnisti, ai dottorandi e ai titolari di borse di studio. Con questa decisione il Governo, contrariamente a quanto sancito dalla Carta Europea dei Ricercatori, si è rifiutato di estendere anche alle ricercatrici e ai ricercatori non strutturati il diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione prevista invece per gli altri lavoratori parasubordinati. Con quale motivazione? Sebbene iscritti alla Gestione Separata INPS, secondo un’interpretazione alquanto discutibile dell’art. 22 della famosa legge 240/2010, per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il nostro rapporto di lavoro con l’Università si caratterizza come “fortemente connotato da una componente formativa”. Per il Ministro Poletti, la cui considerazione degli studi universitari si sintetizza nel suo invito a conseguire una laurea modesta con 97 a 21 anni piuttosto che una a 28 con 110, fare ricerca non è dunque un lavoro. E in seguito anche il Sottosegretario all’Istruzione Faraone, con le sue dichiarazioni ha avallato questa visione per poi, in poche ore, ritrattare e smentire se stesso.

A questo grottesco quanto paradossale tentativo di delegittimazione del nostro lavoro, del sistema universitario e della formazione in generale – iniziato dall’attuale Governo con la “Buona Scuola” – abbiamo deciso di rispondere: se questo non è un lavoro, allora sciopereremo alla rovescia! E di fronte alla evidente volontà politica di smantellare il carattere pubblico dell’Università e di creare un esercito di precari ricattabili, risponderemo con determinazione e coerenza: se una legge è ingiusta, va cambiata! Così come hanno fatto i precari della scuola nel 2014, ottenendo una vittoria storica contro l’abuso dei contratti a tempo determinato da parte del Governo, adiremo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea per chiedere formalmente che il lavoro di ricerca sia sempre riconosciuto come tale anche nel nostro paese, e che i diritti di tutte le figure precarie che fanno vivere i dipartimenti, i centri di ricerca, i laboratori degli Atenei italiani vengano garantiti senza distinzione alcuna.

Invitiamo tutti i ricercatori e le ricercatrici non strutturat* a rendere visibile il proprio lavoro quotidiano, per mostrare a chi ci governa e all’opinione pubblica quanto il funzionamento ordinario delle nostre università dipenda in gran parte anche dalle nostre attività.

Come

Dopo aver partecipato alla compilazione e diffusione del questionario che abbiamo preparato per raccogliere informazioni sulla “materialità” del nostro lavoro e alla 7a Assemblea Nazionale del Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori non Stutturat* che si è tenuta a Firenze lo scorso 29 gennaio 2016, adesso è il momento di aderire allo sciopero alla rovescia.

Indossiamo una maglietta rossa con la scritta #ricercaprecaria in ogni attività che realizziamo come ricercatori (lezioni, convegni, formazione, esami, ricerca sul campo, laboratori…). E’ un’occasione per renderci visibili e per raccontare le ragioni della nostra protesta, nonché le altre questioni che come Coordinamento stiamo cercando di portare avanti: sblocco del turnover, piano di reclutamento, figura unica pre-ruolo, valore legale del titolo di studio del dottorato, critica a questa “valutazione” della ricerca, qualità dell’università.

Documentiamo questa campagna scattando foto che ci ritraggono con la maglietta rossa nei nostri contesti di lavoro, pubblicandole con l’hashtag #ricercaprecaria e condividendole sui social media del Coordinamento o inviandole al nostro indirizzo ricercatorinonstrutturati@gmail.com.

Coinvolgere gli/le altr* 

Perché? In primo luogo perché l’estensione della DisColl è una battaglia di cittadinanza, sono in gioco i nostri diritti di lavoratori e lavoratrici. In secondo luogo perché è nostro dovere raccontare il mondo della ricerca anche fuori dai Dipartimenti e infine perché le scelte di questo Governo continuano a rispettare le raccomandazioni europee solo quando sono scritte dai “mercati” mentre vengono disattese quando si tratta di difendere i “diritti” sociali.

Come? Gli studenti, il personale tecnico-amministrativo e il personale strutturato dell’università che desiderano aderire alla nostra campagna, potranno indossare una maglietta di colore arancione con l’#ricercaprecaria come segno di supporto e solidarietà.

Il link per scaricare l’immagine da stampare sulla maglietta è qui.

La commissione Bilancio boccia l’estensione della Dis-Coll per le precarie e i precari dell’università

E’ notizia di oggi che la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha bocciato la possibilità di estendere la DIS-COLL agli assegnisti di ricerca, come richiedeva l’emendamento approvato il 26 novembre dalla Commissione Lavoro. E’ l’ennesima promessa disillusa che il Governo propone ai giovani ricercatori, l’ennesima stroncatura mossa contro un’intera generazione di lavoratori e lavoratrici precarie che, a fronte di condizioni inaccettabili di vita e di lavoro, si ritrova persino privata di un sostegno al reddito e attaccata dal ministro del Lavoro Poletti. Non si tratta solo di un problema finanziario, dietro questa bocciatura c’è una precisa intenzionalità di delegittimare il lavoro di migliaia di persone che mandano di fatto avanti le Università italiane. Cassare questo emendamento significa infatti non considerare assegnisti e dottorandi (che neanche venivano presi in considerazione nell’emendamento) lavoratori effettivi, relegandoli al ruolo di pre-lavoratori in formazione. 

La realtà dei fatti ci dice altro invece: ci parla di migliaia di dottorandi espulsi dal mondo accademico; di assegnisti che continuano le loro ricerche con rinnovi alternati di anno in anno e che nel frattempo si occupano della didattica, di promuovere convegni e progetti internazionali; ci parla di molti ricercatori che dopo anni continuano a vivere nella zona liminale della precarietà, perché non esiste più un turn-over; ci parla di migliaia di persone che lavorano anche gratuitamente nei loro dipartimenti spinte da promesse che restano sempre inevase.

Questa bocciatura non è solo un ennesimo, improvviso intoppo per l’estensione di ammortizzatori sociali alle figure precarie. E’ un vero proprio attacco pianificato a tutti i lavoratori e le lavoratrici che in forme diverse si sono visti erosi piano piano i loro diritti nell’economia della crisi. E’ una guerra ad una generazione che si vuole povera, sola e isolata, ricattabile e frammentata.

Per questo il 18 dicembre saremo al presidio in piazza Montecitorio

alle ore 14.00, insieme ad ADI, FLC CGIL, LINK e Rete29Aprile, 

 per rispondere a questo ennesimo attacco e per continuare a rivendicare diritti e welfare per tutti i lavoratori precari dell’università e non.

18 DICEMBRE IN PIAZZA: PER L’ANNO CHE VERRÀ NON CI BASTANO I BUONI PROPOSITI

montecitorio 18DIC

      “Dopo le vacanze inizia la dieta” (Elena, studentessa)

“Un 2015 che sia costituente per le università italiane” (Matteo, Primo Ministro)

“L’anno prossimo in palestra 2 volte a settimana” (Andrea, dottorando)

“Rilanciare il sistema di diritto allo studio, ringiovanire il corpo docente attraverso nuove politiche di reclutamento, rinvigorire il rapporto tra Università e lavoro, smantellare rigidità burocratiche che bloccano gli Atenei italiani e ne mortificano l’autonomia” (Francesca, senatrice)

“A Gennaio si smette di fumare” (Marta, ricercatrice)

“5.000 nuove assunzioni nelle Università italiane entro il 2016″ (Stefania, ministro dell’Istruzione)

Si avvicina la fine dell’anno e tra un festeggiamento e l’altro tutti ci cimenteremo in promesse e buoni propositi per l’anno prossimo. Con la fine dell’anno però si avvicina anche l’approvazione della Legge di Stabilità 2016 e sappiamo bene che ciò che sarà scritto in essa varrà molto di più di mille dichiarazioni d’intenti.

Per questo ai tanti annunci del governo e dei parlamentari della maggioranza preferiremmo vedere dei provvedimenti in questa Legge di Stabilità.

Vorremmo vedere per il prossimo anno un investimento in istruzione e ricerca, che inverta la tendenza attuale ma per questo si deve stanziare almeno un miliardo di euro, per ritornare ai livelli antecedenti ai tagli iniziati nel 2008. Ancora una volta invece in legge di stabilità al MIUR sono imposti “risparmi” per oltre 220 milioni per il 2016 di cui 20 al Fondo di Finanziamento Ordinario.

Vorremmo che i tanti ricercatori precari su cui oggi si basano le nostre Università potessero sperare di entrare in ruolo il prossimo anno e non essere espulsi dalla carriera accademica: il piano di reclutamento di 1000 ricercatori di tipo b è del tutto insufficiente; serve infatti un piano di reclutamento di 20000 posti di ruolo in 4 anni per compensare i 12.000 docenti persi negli ultimi anni dall’università italiana e quelli che andranno in pensione nei prossimi anni.

Vorremmo un 2016 senza più idonei non beneficiari di borsa di studio e senza esclusi a causa del nuovo ISEE, per questo oltre ai 50 milioni annunciati da Matteo Renzi ne servono almeno altri 150.

Vorremmo leggere nei rapporti OCSE del 2016 che l’Italia non è più tra le più alte in Europa per tassazione agli studenti e tra le ultime per finanziamenti per Università e ricerca, ma per questo servono investimenti che diano ossigeno agli atenei.

Vorremmo poter dire mai più un dottorato senza borsa, ma non compare in tutta la legge di stabilità alcuna voce riguardante il dottorato di ricerca.

Vorremmo veder garantita anche a dottorandi e assegnisti la possibilità di accedere allaDis-coll, perciò è necessario che l’emendamento approvato alla Commissione Lavoro della Camera riguardante gli assegnisti sia confermato e sia allargato anche ai dottori di ricerca.

Vorremmo che il contratto collettivo nazionale per quelli di noi che lavorano nei servizi tecnici e amministrativi, nelle biblioteche, nei dipartimenti venisse rinnovato con risorse vere e non con l’elemosina prevista oggi dalla legge di stabilità. Vorremmo che la contrattazione negli Atenei non la si dovesse fare con il Ministero del Tesoro ma con le naturali controparti. Vorremmo che chi lavora con contratti precari venisse stabilizzato anziché dover lottare ogni anno per una proroga che serve prima di tutto alle amministrazioni.

Vorremmo che anche all’Università, acquisiti i tagli stipendiali dal 2010 ad oggi, venisse riconosciuta l’anzianità di servizio ai fini giuridici e pensionistici e che gli scatti stipendiali, ormai a valutazione, ripartissero dal 2015. Questo perché non ci pare il caso di continuare a penalizzare per tutta la vita lavorativa chi ci lavora negli atenei, colpendo in particolare, al solito ed in barba alla retorica pubblica, i più giovani.

Vorremmo una Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) che fosse un modo per migliorare il sistema, non un guazzabuglio per giustificare i soliti tagli, aumentare gli squilibri e creare nuovi potentati accademici. E la vorremmo con criteri chiari e condivisi, non stabiliti ex post; non dovrebbe seguire modalità tecniche oscure e chiuse, pensate per arricchire le solite strutture “tecniche di servizio” e oscurare la trasparenza del processo.

Vorremmo che le nuove generazioni non venissero trattate come spazzatura. Vorremmo poter progettare il nostro futuro. Vorremmo liberarci dal ricatto e dalla povertà e avere reddito.

E’ tempo che i buoni propositi si trasformino in investimenti; le nostre proposte in merito sono scritte nero su bianco. Il 18 dicembre saremo in presidio davanti alla Camera dei Deputati per non sentirci dire dal Governo e dal Parlamento: “anche quest’anno… si investe il prossimo anno”.

#lannocheverrà
#80vogliadi

ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani
Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati
FLC-CGIL – Federazione Lavoratori della Conoscenza
Link – Coordinamento Universitario
Rete 29 Aprile

DIS-COLL per tutt*: UN PICCOLO PASSO AVANTI, MA NON CI BASTA!

È di pochi giorni la notizia che nella Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera è stato approvato un emendamento alla Legge di Stabilità 2016 che da una parte proroga la copertura finanziaria della DIS-COLL al 2016 (stanziamento di circa 300 milioni di Euro) e al 2017 (73 milioni), e dall’altra estende questo sussidio di disoccupazione anche agli ASSEGNISTI DI RICERCA!

Data l’intermittenza di reddito cui sono costretti i ricercatori precari, ma, soprattutto, l’attuale massiccia espulsione di queste figure non strutturate da un sistema universitario in perenne definanziamento da un decennio a questa parte, questa potrebbe essere una buona notizia da cui ripartire e per rilanciare immediatamente le mobilitazioni.

Prima di tutto infatti, il raggiungimento di questo, per ora potenziale, risultato è un’iniezione di fiducia e coraggio e conferma che è possibile strappare delle vittorie a patto che si costruiscano iniziative dal basso che sappiano essere allo stesso tempo inclusive ed espansive.

La mobilitazione per l’estensione della DIS-COLL è stata infatti costruita da molti soggetti: dal Coordinamento, dalla Coalizione 27 Febbraio, dall’ADI, dall’FLC, e da molti altri singoli colleghi e cittadini.

I presidi partecipati sotto l’INPS ad aprile, cui ha fatto seguito il tavolo con Boeri, la raccolta firme sotto forma di petizione e lo speakers corner sotto il Ministero del Lavoro a giugno, con conseguente incontro con i tecnici del Ministero, hanno portato i loro frutti!

Questo entusiasmo positivo va tuttavia ora tradotto in energia propulsiva. Prima di tutto occorre mettere in pratica delle forme di mobilitazione con lo scopo di tenere alta l’attenzione su questo tema, per evitare che questo emendamento venga cestinato nell’Aula della Camera dalla nostra lungimirante classe politica che in quindici anni è stata capace di distruggere il nostro sistema universitario.

In secondo luogo, rivendichiamo l’ampliamento della platea dei beneficiari, dato che restano tutt’ora esclusi i dottorandi e gli specializzandi in medicina. Chiediamo inoltre con forza la retroattività dell’estensione della DIS-COLL, per tutti gli assegnisti già espulsi dalle Università senza neanche una euro di sussidio. Va da sé che lo stanziamento per il 2017 non è assolutamente sufficiente e va quindi necessariamente aumentato.

Un primo risultato può essere ottenuto, ma non abbiamo di certo cominciato per fermarci alla prima piccola (ma importante) vittoria

Ce n’est qu’un debut…