Archivi autore: Francesco Fidolini

Proposte emendative alla Legge di Stabilità 2016 condivise da FLC-CGIL, ADI, LINK, CRNSU su reclutamento universitario, dottorato di ricerca, diritto allo studio

Articolo 15

Emendamento abrogativo dell’intero articolo.

Motivazione: La previsione dell’articolo in oggetto, di fatto, introduce nuove e straordinarie forme di reclutamento per i professori Universitari, rispetto all’abilitazione scientifica nazionale e all’attuale sistema delle chiamate dirette, producendo un’ulteriore gerarchizzazione del sistema della docenza e, data la ridotta entità, non sembra adeguata a rispondere al fabbisogno di personale universitario.

Come appare dal rinvio a un successivo DPCM, i tempi di questo reclutamento straordinario potrebbero essere lunghi e incerti, quindi incompatibili con una qualsiasi corretta programmazione da parte del sistema universitario delle politiche di reclutamento. Il comma 3 lascia anche aperta la strada a deroghe estremamente pericolose all’unitarietà dello stato giuridico della docenza universitaria (trattamento stipendiale). Mentre quanto stabilito dal comma 4 che prevede una portabilità delle risorse attribuite per il reclutamento dei docenti comporterebbe una illegittima disparità di trattamento nell’ambito di uno stesso stato giuridico.

Al contrario riteniamo più opportuno finalizzare queste, insieme ad ulteriori risorse sul reclutamento ordinario.

Articolo 17

Comma 1

Riga 3. Emendamento sostitutivo.

Sostituire “è incrementato di 55 milioni di euro per l’anno 2016 e di 60 milioni a decorrere dall’anno 2017” con “È incrementato di 275 milioni di euro per l’anno 2016 di 600 milioni per il 2017, di 900 per il 2018, di 1200 per il 2019”

Motivazione: Il nostro sistema universitario ha perduto, come certificato dal CUN, più di 12000 docenti (- 20%) negli ultimi sette anni, a causa delle drastiche riduzioni del Fondo di Finanziamento Ordinario dell’ultimo decennio e delle notevoli limitazioni al turn-over. I ricercatori precari che in questo stesso decennio hanno consentito agli Atenei di tenere in piedi le attività di ricerca e di didattica sono stati oggetto di un massiccio processo di espulsione dall’Università: dei circa 50.000 attivi nei nostri atenei nel decennio 2003-2014 solo il 3% risulta attualmente strutturato nell’Università ne dà conto l’indagine “Ricercarsi” promossa dalla FLC CGIL. In questo contesto un piano di reclutamento di 1000 ricercatori tenured, come quello previsto dal comma in oggetto, appare del tutto inadeguato nei numeri alle esigenze del sistema universitario. L’emendamento proposto intende quindi, intervenendo sulle poste di spesa, modificare l’entità del reclutamento previsto. Per mettere in sicurezza il sistema a fronte delle cessazioni registrate e di quelle imminenti è necessario attivare un piano pluriennale che preveda il reclutamento di 5000 ricercatori con tenure-track all’anno per 4 anni. Va tenuto presente, inoltre, che negli anni accademici dal 2014/15 al 2017/18, le cessazioni per pensionamento di professori ordinari, associati e ricercatori libererà circa 800.000.000 di Euro. L’impegno di spesa potrebbe quindi essere drasticamente inferiore perché il solo il turn-over al 100% sulle risorse sosterrebbe circa l’80% del reclutamento richiesto.

Comma 2

Riga 2, emendamento sostitutivo.
Sostituire “tenendo conto dei risultati della valutazione della qualità della ricerca (VQR)” con
“Tenendo conto della riduzione percentuale di personale docente normalizzata per la media nazionale nel periodo 2008-2015, del rapporto studenti per docente per l’anno 2015”

Motivazione: La VQR non è un criterio idoneo per la ripartizione dei fondi a sostegno del piano di reclutamento. Come noto incontra la forte contrarietà delle comunità scientifiche per i criteri su cui poggia. Peraltro, l’assegnazione “premiale” acuisce la differenziazione tra atenei ritenuti d’eccellenza e quelli invece non premiabili, indebolendo ulteriormente l’unitarietà del sistema universitario e contribuendo ad abbassare la sua qualità media. L’emendamento proposto intende orientare la ripartizione dei fondi in base a un criterio di riequilibrio del sistema a vantaggio di quegli atenei che hanno subito negli ultimi anni le decurtazioni maggiori di risorse umane e finanziarie; e con l’obiettivo di migliorare l’offerta didattica laddove il rapporto è più alto il rapporto studenti per docente.

Comma 4

Riga 1, emendamento abrogativo.
Abrogare “e tenendo conto della situazione di bilancio delle singole università, all’articolo 66, comma 13-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”

Riga 5, emendamento abrogativo.
Abrogare “alle sole università che si trovano nella condizione di cui al periodo precedente”

Riga 6, emendamento sostitutivo.
Sostituire “ricercatori di cui all’articolo 24, comma 3, lettera a), della legge 30 dicembre 2010, n. 240,” con “ricercatori di cui all’articolo 24, comma 3, lettera a) e lettera b) della legge 30 dicembre 2010, n. 240, professori di I e II fascia, personale contrattualizzato”

Riga 8. Emendamento abrogativo.
Abrogare “Resta fermo quanto disposto dal decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 e dal DPCM 31 dicembre 2014 con riferimento alle facoltà assunzionali del personale a tempo indeterminato e dei ricercatori di cui all’articolo 24, comma 3, lettera b) della legge 30 dicembre 2010, n. 240”

Motivazione: La “liberazione” dal turn-over delle sole figure di rtd di tipo a) (senza tenure-track), come previsto dal comma in oggetto, aggrava il processo di precarizzazione delle figure della ricerca e della docenza, incoraggiando gli atenei ad avvalersi di ricercatori precari –meno costosi e più governabili di figure con tenure-track- che non avranno opportunità di reclutamento indipendentemente dalla qualità del lavoro svolto.

L’emendamento proposto intende consentire la liberazione dalle limitazioni del turn over (dopo anni di sostanziale blocco) per tutte le figure del mondo universitario e abolire il sistema dei punti organico. Ciò deve essere previsto per tutti gli atenei, non solo per quelli che abbiano un indicatore di spese di personale inferiore all’80% e un Indicatore di Sostenibilità economico finanziaria almeno pari a 1. E’ inoltre necessario, nella programmazione del personale docente da parte degli Atenei, separare i fondi destinati al primo reclutamento da quelli destinati al passaggio dalla seconda alla prima fascia e dal ruolo a esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato a quello dei professori nella fascia degli associati.

Comma 4

Riga 10. Emendamento aggiuntivo.
Aggiungere il comma 4 bis “Al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti da Horizon 2020 e per sostenere i processi di reclutamento di cui al precedente comma 4, a decorrere dall’anno 2016 il Fondo di Finanziamento Ordinario è incrementato di Euro 800.000.000.”

Motivazione: Al di là degli interventi correttivi sulle singole previsioni del DDL Stabilità occorre recuperare le risorse perdute a causa dei pesantissimi tagli prodotti all’ FFO dal 2009 ad oggi. Si tratta di una misura necessaria per poter sostenere economicamente, oltre alle assunzioni necessarie, le molteplici attività degli atenei. L’emendamento proposto quantifica in 800.000.000 di Euro, facilmente reperibili tra quelli individuati a sostegno di sgravi e incentivi alle imprese, le risorse aggiuntive per incrementare le risorse dirette all’FFO.

Comma 4

Riga 11. Emendamento aggiuntivo.
Aggiungere il comma 4 ter “Il numero dei ricercatori reclutati ai sensi dell’articolo 24, comma 3, lettera b), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, non può essere inferiore a quello dei ricercatori reclutati ai sensi dell’articolo 24, comma 3, lettera a) reclutati nel medesimo periodo”.

Motivazione: Per porre un freno alla crescita ulteriore del precariato deve essere garantita una proporzionalità tra reclutamento di figure rtd a) e figure rtd b), provvedimento che sarebbe opportuno nella prospettiva di una modifica del sistema di reclutamento che unifichi le figure preruolo in una di assistant professor con tenure-track e un contratto subordinato a tempo determinato di post doc vincolato ad una proporzione fissa rispetto alle posizioni tenured attivate.

Comma 5

Riga 6. Emendamento aggiuntivo.

Motivazione: L’emendamento prevede un progressivo aumento delle risorse stanziate nel “Fondo di Finanziamento Ordinario” al fine di incrementare il numero dei giovani dotati di elevata qualificazione scientifica e sostenere quanti intendono intraprendere il dottorato di ricerca. La misura proposta consentirà di coprire interamente tutti i posti messi annualmente a bando, dando finalmente attuazione al dettato della Carta Europea dei Ricerca.

Aggiungere il comma 5 bis “ Nell’ottica di offrire ai capaci e meritevoli i mezzi per raggiungere il più alto grado degli studi, e al fine di garantire un numero di borse di studio corrispondente all’intera offerta dottorale, il Fondo di Finanziamento Ordinario delle università previsto dall’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 121 è incrementato di 33 milioni di euro per l’anno 2016, di 66 milioni di euro per il 2017, di 100 milioni di euro per il 2018, di 133 milioni di euro per il 2019, di 166 milioni di euro per l’anno 2020, di 200 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021 per la copertura degli oneri per il finanziamento per le borse di studio di cui all’articolo 4, comma 5, lettera c della legge 3 luglio 1998, n. 210, e successive modificazioni”

La misura inoltre favorirà già nel breve periodo l’aumento della frequenza e della partecipazione attiva ai percorsi di ricerca, valorizzando il lavoro di tutti i dottorandi, aumentandone altresì il respiro europeo ed internazionale, favorendo e sostenendo la mobilità dei giovani ricercatori, nell’ottica di un complessivo e omogeneo potenziamento dell’offerta dottorale a livello nazionale.

Articolo 17

Comma 5

Riga 6. Emendamento aggiuntivo.
Aggiungere l’articolo 17 bis “Il fondo per il finanziamento ordinario delle università statali è incrementato, altresì, di 200 milioni di Euro per l’anno 2016 e di altrettanti per l’anno 2017 al fine di alleggerire il peso della contribuzione studentesca. Si demanda al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca la suddivisione di tali fondi, da effettuare sulla base di una revisione della normativa in materia di tassazione”.

Motivazione: L’Italia risulta essere tra i paesi europei a più alta contribuzione studentesca; l’importo medio italiano delle tasse d’ateneo è infatti di circa 1.200 euro a studente, cifra che pone un evidente problema di sostenibilità per chi proviene da un contesto economico e sociale svantaggiato. È quindi necessario che venga attuata una rivisitazione del sistema della contribuzione studentesca finalizzata a garantire maggiore equità, che preveda dei vincoli per l’adozione di un sistema continuo e progressivo. L’emendamento in questione prevede un’integrazione del Fondo di Finanziamento Ordinario adeguata a compensare la diminuzione della contribuzione studentesca con conseguenti minori entrate per gli atenei.

Articolo 33

Comma 25 Emendamento abrogativo dell’intero comma. Comma 26 Emendamento abrogativo dell’intero comma.

Motivazione: I commi in oggetto prevedono un taglio di fondi all’edilizia universitaria corrispondente a 30 mln di €. L’emendamento propone di abrogare tale incomprensibile previsione, data la manifesta inadeguatezza di gran parte delle strutture universitarie, spesso al di fuori delle elementari norme di sicurezza.

Articolo 33

Comma 32

Riga 5 Emendamento sostitutivo
Sostituire “il secondo periodo è così sostituito: i proventi delle dismissioni sono versati all’entrata di bilancio dello Stato e non si dà luogo a riassegnazione”
con “il secondo periodo è così sostituito: i proventi delle dismissioni dell’anno 2015 e 2016 sono destinati in quota di 200 milioni all’integrazione del fondo di finanziamento ordinario di cui all’articolo 17 bis e in quota di 200 milioni ad incrementare, per l’anno 2015, la dotazione del fondo di cui all’art. 18, comma 1 lettera a), del decreto legislativo n. 68 del 2012”

Motivazione: L’emendamento prevede un investimento nel Fondo Integrativo Statale di 200 milioni di euro, recuperato dai proventi delle dismissioni, in modo da poter garantire l’effettiva copertura delle borse di studio e porre fine al dramma dell’idoneo-non beneficiario: sono infatti 46.000 gli studenti che avrebbero diritto alla borsa ma che non la percepiscono realmente a causa della carenza dei fondi necessari per finanziarla. Tale investimento è inoltre funzionale ad ampliare la platea degli aventi diritto, avvicinandoci ai livelli europei. Sempre i proventi delle dismissioni sono individuati come fonte di finanziamento per l’incremento dell’FFO di 200 milioni di Euro nel 2016 e altrettanti nel 2017 di cui alla proposta di istituire l’articolo 17 bis.

Parere del Coordinamento sull’ASN

Merito e valutazione sono state le parole chiave dei Governi che si sono avvicendati negli ultimi anni in tutte le iniziative di “riforma” del sistema formativo italiano (Scuola, Università, Ricerca), che ne ha portato alla progressiva dismissione.

In linea generale, il Coordinamento delle Ricercatrici e dei Ricercatori Non Strutturati Universitari (CRNSU), è su posizioni critiche rispetto a questa interpretazione meritocratica, basata sulla competizione, e alle pratiche valutative in corso nelle nostre università. Il sistema di valutazione delle performance, infatti, incentrato quasi esclusivamente su indicatori bibliometrici, non solo mortifica la ricerca, ma la modifica profondamente riducendola a una routine individuale e acritica.

Al fine di promuovere la qualità e la giustizia all’interno dell’istituzione universitaria e di democratizzare le pratiche valutative, il CRNSU vorrebbe che venissero discussi e adottati criteri che sappiano:

  • valorizzare l’impatto sociale della ricerca;
  • riconoscere la capacità divulgativa anche al di fuori della comunità scientifica interessata;
  • promuovere la collaborazione e la cooperazione tra ricercatori;
  • tener conto dei diversi contesti dentro i quali le ricerche si realizzano;
  • rispondere ai processi di internazionalizzazione;
  • stimolare l’interdisciplinarietà.

Nello specifico, sul nuovo regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale, il Coordinamento ritiene che:

  • i parametri di valutazione della produzione scientifica devono essere portati a tre sia per i settori bibliometrici sia per i settori non bibliometrici;
  • per i settori non bibliometrici devono essere reinseriti tra i parametri della valutazione i contributi su riviste scientifiche e i capitoli di libri;
  • l’acquisizione dell’abilitazione deve essere ottenuta con il superamento di due parametri su tre;
  • non deve essere eliminata la normalizzazione per età accademica;
  • il superamento dei valori-soglia non deve essere arbitrario rispetto al giudizio della Commissione, cioè: il superamento dei valori-soglia deve essere vincolante per l’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale. Il Coordinamento pensa che l’abilitazione debba essere accertata “a sportello”: una persona che ritiene di aver superato i valori-soglia fa domanda di abilitazione e la Commissione la ratifica, dopo l’accertamento della qualità delle pubblicazioni. Sarà la successiva commissione di concorso a valutare se, a parità di abilitazione, un candidato è più adatto di un altro sulla base delle necessità locali (partecipazione a progetti, didattica svolta, etc.) e a tenere conto degli altri titoli.
  • le Commissioni per l’attribuzione dell’abilitazione devono essere composte da tutto il personale di ruolo delle università: ricercatori confermati a tempo indeterminato, professori di prima e seconda fascia.

Assemblea Nazionale Università – 1-2 Ottobre 2015

assemblea-nazionale-universita-fuori-dall-emergenza-del-1-e-2-ottobre-2015-programma

Il Coordinamento è stato invitato a partecipare all’Assemblea Nazionale Università organizzata da FLC CGIL presso il Dipartimento d Architettura dell’Università di Roma Tre.

A rappresentare il Coordinamento nella Sessione Tematica “Reclutamento e precariato” ci sarà Barbara Saracino (UniFi).

Siamo tutti invitati a partecipare!

A questo link il programma completo.

I ricercatori non strutturati LAVORANO!

SE L’ASSEGNO DI RICERCA NON E’ LAVORO, NON C’E’ FUTURO PER I PRECARI DELLA RICERCA

La FLC CGIL, insieme all’ADI e ad altre associazioni e reti universitarie, ha lanciato un presidio sotto il Ministero del Lavoro per giovedì 28 maggio alle ore 16.00. Nei giorni scorsi abbiamo promosso insieme a questi soggetti una petizione per chiedere il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione DIS-COLL anche ad assegnisti di ricerca, dottorandi e borsisti, data l’ambiguità del decreto istitutivo di tale misura. A seguito della nostra petizione, che ha già raggiunto circa 7 mila adesioni in pochissimi giorni, è stata presentata un’interrogazione parlamentare a cui è seguita immediata risposta del Ministro Poletti. Una risposta ridicola, che crea un precedente molto grave e le cui argomentazioni tracciano una prospettiva dentro la quale si azzera qualsiasi prospettiva di uscita dalla condizione di precarietà nella ricerca. Il Ministro, infatti, ha sostenuto che l’attività di migliaia di ricercatori impiegati con assegno di ricerca, quasi sempre in modo continuativo e su linee di ricerca stabili, spesso per sostituire personale strutturato andato in pensione, non può essere considerata “vero lavoro”. Secondo il geniale Ministro si tratterebbe piuttosto di un’attività di studio, mentre a tutti è noto che l’assegno di ricerca è una forma di collaborazione coordinata e continuativa. Peraltro assegnisti, dottorandi e borsisti sono tenuti a versare oltre il 30% del loro reddito alla Gestione Separata INPS per contributi sociali e previdenziali esattamente come i co.co.co., cui il dispositivo DIS-COLL è rivolto.

Con la DIS-COLL siamo di fronte dunque ad un altro perfetto capolavoro del governo Renzi: irrilevante per la scarsezza normativa e finanziaria con cui finge di affrontare il tema dell’assenza tutta italiana di un sistema articolato di sostegno al reddito e di un welfare universale indipendente dalla condizione lavorativa di ciascuno. Pericoloso per il futuro perché continua a produrre divisioni fittizie tra i lavoratori precari per evitare di fornire risposte adeguate.

Se neanche l’assegno di ricerca è vero lavoro, come sostiene questo governo, non ci sarà mai un futuro di stabilità per i precari degli enti di ricerca.

Per gli Enti di ricerca, serve subito un percorso straordinario di stabilizzazione che si rivolga a tutti: assegnisti, tempi determinati, cococo e borsisti senza distinzioni posticce, ciò che conta è la storia professionale di ciascuno.

Giovedì 28 maggio ore 16.00 sit in Ministero del Lavoro

Documento su concorsi RTDb UniFi

Documento sottoscritto dal Coordinamento Ricercatori Non Strutturati dell’Università di Firenze riguardante la disciplina dei concorsi RTD tipo B

Come Coordinamento Ricercatori Non Strutturati dell’Università di Firenze sottoponiamo all’attenzione del Consiglio del Dipartimento di ______________ la questione in oggetto, riguardante i posti di RTD di tipo b previsti dalla Legge 240/2010 (art. 24), banditi recentemente da UNIFI. In particolare:

  • la figura di RTD di tipo B prevede, al termine dei tre anni e previo ottenimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, la possibilità di chiamata diretta come professore associato. Per questo motivo, è di fatto l’unica che permette ai ricercatori non strutturati di uscire da una situazione di grave precarietà che si protrae ormai, per molti, da numerosi anni;
  • la Legge 240 (art. 24, comma 3) individua, come platea dei possibili candidati, i ricercatori non strutturati con le seguenti caratteristiche (anche acquisite con analoghi contratti all’estero con riferimento ai quali, tuttavia, non è chiara né la durata richiesta né la situazione di equipollenza tra Italia e altri paesi):
    • candidati già titolari di contratti RTD di tipo A;
    • candidati già titolari di almeno 3 anni di contratti ai sensi della legge 230/2005 (“vecchi” ricercatori a contratto);
    • candidati già titolari (per tre anni anche non consecutivi) delle “vecchie” borse post-dottorato (L. 398/1989);
    • candidati già titolari (per tre anni anche non consecutivi) di assegni di ricerca, ai sensi della L. 449/1997 e successive modificazioni . Quest’ultima espressione di fatto include entrambe le categorie di assegni esistenti: i “vecchi” assegni di ricerca (fino al 2010) e i “nuovi” (post-2010).

  • Negli ultimi mesi l’Università di Firenze ha messo a bando numerosi posti RTD di tipo B, adottando però, diversamente dalla gran parte degli altri Atenei, un’interpretazione molto restrittiva sui possibili candidati. In tali bandi, infatti, ha escluso dalla partecipazione i titolari di “nuovi” assegni (post-2010), eliminando dalla frase relativa al tipo di assegno di ricerca l’espressione “e successive modificazioni”, presente invece nel medesimo punto del testo della Legge 240.
  • Questo orientamento restrittivo ha passato il vaglio del TAR della Toscana che (con sentenza n. 1208/2013 riferita a un bando analogo) ha essenzialmente accettato quest’interpretazione.
  • Tuttavia, anzitutto la stessa Legge 240 esprime un orientamento fortemente inclusivo: nella norma transitoria n. 13 è infatti previsto che fino a tutto il 2015 possano partecipare ai bandi anche solo i laureati in possesso di “curriculum scientifico professionale idoneo”.
  • Lo stesso MIUR si è successivamente espresso in direzione nettamente inclusiva, ritenendo che (non solo per il 2015, ma anche in futuro) anche i titolari di “nuovi” assegni possano partecipare ai bandi. Così infatti si è espresso chiaramente il Ministero in data 6 agosto 2014 (prot. MIUR 0021700) rispondendo a un quesito posto dall’Università di Roma “La Sapienza”.
  • Infine, nella medesima direzione di inclusività, va una recentissima lettera (del 19 febbraio 2015) del Presidente della CRUI Stefano Paleari al Ministro Giannini, che va addirittura oltre, chiedendo “una modifica delle condizioni di partecipazione ai bandi [per RTD tipo B] che non escluda come ora una parte importante di giovani ricercatori”.

In relazione alla vicenda, facciamo osservare che l’interpretazione data da UNIFI:

  • In primo luogo, è più restrittiva della legge stessa, e in contraddizione con la linea seguita da molti altri Atenei italiani e sostenuta dal Ministero.
  • In secondo luogo, appare a) irragionevole, perché è impossibile comprendere perché gli assegni di ricerca recenti avrebbero valore inferiore ai “vecchi” assegni; b) discriminatoria, perché configura un trattamento enormemente diverso per soggetti di fatto con le medesime qualificazioni scientifiche.
  • In terzo luogo, comporta un potenziale grave danno per l’Università, perché esclude dai concorsi un’ampia platea di ricercatori attivi negli ultimi anni. Studiosi ben inseriti nell’attività di ricerca e che, in molti casi, hanno addirittura già conseguito l’abilitazione scientifica nazionale a professore associato.

Alla luce di queste considerazioni, sottoponiamo al Consiglio di Dipartimento le seguenti richieste affinché il Consiglio dia mandato al Direttore di rappresentarle presso il Rettorato. Nella fattispecie chiediamo:

  • che venga ripristinato il testo completo del riferimento alla Legge 240, dove – tra i tipi di assegni di ricerca considerati – si include anche l’espressione “e successive modificazioni”, includendo quindi anche gli assegni di ricerca post-2010;
  • che venga menzionata esplicitamente, per i concorsi banditi entro il 2015, anche la norma transitoria n. 13 della L. 240/2010, che prevede che ai concorsi in oggetto possano partecipare anche i titolari di laurea magistrale o equivalente, se in possesso di “curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca”.

In subordine, in caso di parere negativo da parte del Rettore a cambiare la disciplina di tutti i futuri concorsi di UNIFI, chiediamo che almeno i concorsi banditi da questo Dipartimento recepiscano le modifiche proposte.

Ci auguriamo fortemente che il Consiglio di Dipartimento e il Direttore del Dipartimento ______ vogliano farsi carico delle nostre istanze, e che queste ultime siano poi accolte dal Rettore, in vista di un intervento rapido che consenta che i futuri bandi dell’Università di Firenze si svolgano alla luce di un’interpretazione più inclusiva. Tutto ciò non in un’ottica di rivendicazione di tipo corporativo, ma al contrario in un’ottica anzitutto di equità e nell’interesse della qualità della ricerca e della didattica dell’Università di Firenze.

  Firenze, __ ________ 2015

                                             Coordinamento Ricercatori Non Strutturati Università di Firenze

Il 5 maggio Scuola e Università insieme

IL 5 MAGGIO 2015 L’UNIVERSITA’ CON LA SCUOLA: NO ALLO SMANTELLAMENTO DELLA SCUOLA E DELLA UNIVERSITA’ STATALI

ADI, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL-RUA

Le Organizzazioni universitarie, rappresentative di tutte le componenti (professori, ricercatori, tecnico-amministrativi, lettori/cel, docenti-ricercatori precari, dottorandi e studenti), condividono le ragioni degli scioperi e delle mobilitazioni contro il piano di definitivo smantellamento della natura pubblica e democratica del sistema scolastico italiano.

L’attacco alla Scuola pubblica e’ perfettamente in linea con quello contro l’Università, in corso da anni, e che ha come deliberato obiettivo quello di cancellare l’idea stessa di un’Universita’ di qualita’, democratica, aperta a tutti e diffusa nel Paese.

E il peggio per l’Università statale sta per arrivare: con la scusa della sburocratizzazione si punta dichiaratamente all’uscita di questa Istituzione dalla Pubblica Amministrazione.

L’uscita dell’Università dalla Pubblica Amministrazione, richiesta da anni dalla Confindustria, porterebbe al rafforzamento ulteriore del potere dell’ANVUR e dei Rettori sulla didattica, sulla ricerca e sul reclutamento, le carriere e la retribuzione dei docenti, differenziando totalmente gli
Atenei l’uno dall’altro.

Un progetto che – come gia’ avvenuto nella Scuola – si sta perseguendo con quella che fino ad ora e’ risultata essere la farsa di una Consultazione pubblica, una finzione con la quale si tende a far meglio digerire un programma gia’ scritto e messo in atto da anni e che ancora una volta sarà applicato dal Governo di turno, se una grande e tempestiva mobilitazione dell’Università e dell’Opinione pubblica non lo impedirà.

Ricercatori precari e DIS-COLL: si protesta!

      There is power in a union - Billy Bragg

10253810_315372645253262_4086160018703229523_n

La continuità delle politiche del Governo Renzi sul tema Università e Ricerca con i governi precedenti (alla faccia del grande rottamatore) non si estende unicamente alla drastica riduzione dei finanziamenti e al blocco del reclutamento, all’introduzione di criteri di valutazione dettati dall’alto e alla precarizzazione di massa del lavoro di ricerca all’interno degli Atenei.

A questi elementi, sui quali in modo molto preoccupante si baserà la cosiddetta “Buona Università”, si aggiunge l’assenza di qualunque forma di ammortizzatori sociali nel momento in cui i contratti precari che regolano le attività di ricerca, assegni di ricerca e borse di dottorato in primis, volgono al termine. Infatti, nonostante la retorica di Renzi nell’affermare la centralità nelle attività di governo della lotta alla disoccupazione e all’impoverimento giovanile, chi si trova in stato di disoccupazione in seguito a contratti precari stipulati all’interno degli atenei, non riceverà nessuna indennità.

La riforma degli ammortizzatori sociali introdotta con il Jobs Act, che avrebbe dovuto “dare diritti a chi non ne aveva mai avuti, ponendo fine alla vergognosa esclusione dei parasubordinati dalle misure di sostegno al reddito” (Renzi dixit), non introduce nessuna novità per quanto riguarda gli assegnisti di ricerca ed i beneficiari di borse di dottorato e di specializzazione medica: esclusi prima, esclusi ora. Le misure del Jobs Act applicate alla lettera individuano come beneficiari della cosiddetta DIS-COLL solo i collaboratori coordinati e continuativi o a progetto escludendo le figure precarie universitarie e un’interpretazione estensiva dell’INPS di tale norma non sembra essere all’orizzonte. E tutto questo nonostante le aliquote previdenziali versate alla Gestione Separata dell’INPS da parte di tutti i parasubordinati (collaboratori e non) coincidano. Si verrebbe quindi, di nuovo, a creare un’ulteriore discriminazione all’interno del già penalizzato universo dei parasubordinati, i soggetti più esposti a rischio disoccupazione ed economicamente più vulnerabili. In questo contesto, è doveroso ricordare che la DIS-COLL è tuttavia una misura iniqua rispetto alla NASPI che riguarda i lavoratori dipendenti. La durata massima della DIS-COLL è infatti pari a un quarto della durata della NASPI (6 mesi contro 2 anni!) e dati gli importi tendenzialmente minori guadagnati dai parasubordinati è facile prevedere che anche l’importo della DIS-COLL sarà decisamente inferiore. Inoltre al termine della DIS-COLL i parasubordinati non beneficieranno di ulteriori sei mesi di assegno (ASDI) come invece succederà nel caso dei lavoratori dipendenti se ancora disosoccupati.

E tutto questo avviene mentre è alle porte un’espulsione di massa dei ricercatori precari dalle Università, per effetto del definanziamento storico, del blocco del reclutamento e dei limiti temporali ai contratti precari introdotti dalla Legge Gelmini. Oltre al danno quindi, la beffa! Anni trascorsi a tenere in piedi il sistema universitario, intermitteza di reddito, lavoro gratuito…per alla fine essere espulsi dal sistema senza neanche le briciole degli ammortizzatori sociali! E perché? Perché il nostro lavoro non viene riconosciuto come tale, anzi siamo dei privilegiati che vogliamo fare il lavoro che ci piace…

Per rispondere a questa ennesima misura iniqua del Governo rivendicando l’accesso alle misure di sostegno al reddito per i precari della ricerca, per vedere riconosciuto il nostro lavoro, per informare i nostri colleghi e cominciare ad avere una presa di parola pubblica sull’Università anche in vista della “Buona Università” invitiamo tutte le figure che attraversano l’Università, dagli studenti ai ricercatori precari ai docenti strutturati, a partecipare ai presidi sotto le sedi dell’INPS indetti per questo venerdì 24 Aprile:

 – a Roma, ore 9.30 sotto la sede centrale dell’INPS all’Eur

 – a Padova, ore 10.30 Piazza Insurrezione

Documento Unitario Intersindacale

ADI, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, CSA-CISAL Università, Federazione UGL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL RUA

Almeno 20.000 posti di docenti di ruolo e proroga degli attuali precari

Le Organizzazioni universitarie rappresentative di tutte le componenti (professori, ricercatori, tecnico-amministrativi, precari, dottorandi, studenti) in tutti questi anni hanno denunciato come il Sistema universitario statale sia continuamente e progressivamente sottoposto a pesantissimi attacchi di diversa natura che lo stanno portando ad una vera e propria implosione.

I progressivi e ingenti tagli alle già scarse risorse, il blocco del turn over, la messa ad esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato e la crescita a dismisura del precariato senza alcuna speranza di stabilizzazione, la valutazione usata come clava per limitare la libertà di ricerca e di insegnamento dei docenti, l’accentramento esasperato dei poteri a livello nazionale e negli Atenei, lo svuotamento del diritto allo studio che dovrebbe invece essere garantito anche a chi è privo di mezzi: queste ed altre scelte apparirebbero ingiustificabili e autolesioniste, se non fossero operate deliberatamente per cancellare l’idea stessa di un’Università di qualità, democratica, aperta a tutti e diffusa nel Paese.

In questo contesto spicca il dramma dei tanti precari: è ormai imminente l’espulsione dall’Università di migliaia di assegnisti di ricerca, cui seguirà quella dei ricercatori a tempo determinato, e tutto questo senza che si sia dato loro alcuna seria possibilità di concorrere a posti di docenza a tempo indeterminato.

Per dare risposte immediate alle migliaia di ricercatori precari è necessario il reclutamento straordinario di 20.000 posti di ruolo (4000 all’anno e per cinque anni), così da riportare il numero dei docenti universitari a quello del 2008, riavvicinando l’Italia alla media europea nel rapporto tra numero dei docenti/ricercatori e numero degli abitanti.

E’ contestualmente indispensabile e urgente istituire una figura unica pre-ruolo a tempo determinato, assicurandole adeguati livelli di reclutamento. Questa figura dovrà essere di breve durata e adeguata retribuzione, con reale autonomia di ricerca e il riconoscimento pieno dei diritti.
Contemporaneamente devono essere cancellate tutte le attuali figure precarie ivi compresi i ricercatori a tempo determinato e gli assegnisti di ricerca.

Nel frattempo è indispensabile prorogare gli attuali precari fino a quando non saranno espletate le prime tornate dei concorsi per il reclutamento straordinario in ruolo.

Verbale Assemblea Nazionale CRNSU 16.01.15

FIRENZE, 16 GENNAIO 2015
CONVOCAZIONE ORE 16.00

I lavori si aprono alle ore 16.17.
Prende la parola il Prof. Lorenzo Rook, Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra, per  salutare e ringraziare dell’ampia partecipazione all’iniziativa. Ricorda che siamo riuniti per
affrontare un problema consistente, dato l’altissimo numero in Italia di ricercatori precari.
Prede la parola Francesco Fidolini (Università di Firenze) del CRNSU, che ricorda che sono
trascorsi due mesi dalla prima assemblea interna dei ricercatori non strutturati del Dipartimento di
Scienze della Terra, avvenuta in data 14 novembre 2014. Adesso invece sono coinvolti ricercatori
precari provenienti da ogni parte d’Italia. Ricorda che il Coordinamento è nato dalla necessità di far
fronte all’emergenza dei primi esodati della legge Gelmini. Ritiene che adesso siano maturi i tempi
per affrontare la grave ingiustizia di un sistema che non funziona e che allontana
indiscriminatamente ricercatori precari in massa, senza alcuna valutazione di merito, ma per soli
limiti burocratici. Elenca e saluta le delegazioni delle organizzazioni presenti: oltre a ricercatori
precari di vari Atenei italiani, sono infatti presenti i rappresentanti di ADI, CNU, ANDU e FCLCGIL.
Afferma che l’assemblea è un’occasione importantissima per il movimento e per mettere fine
alla vessazione a cui i ricercatori precari sono sottoposti.
Passa quindi al primo punto all’ODG.
Prende la parola Anna Della Marta (Università di Firenze/CRNSU), la quale ricorda che il primo
documento redatto dal CRNSU sta facendo il giro dell’Italia, che abbiamo avuto in questi due mesi
molti scambi e che abbiamo registrato punti di incontro con le rivendicazioni di altri movimenti
analoghi al nostro. Propone di uscire dall’assemblea con la bozza di un documento unitario che
sintetizzi il punto di vista di tutti i partecipanti, in cui emerga la visione della ricerca e
dell’università attuale, a fronte della latitanza del governo su questo tema. Ricorda che già a Roma
il 13 gennaio c’è stata una riunione con l’intersindacale in cui si è auspicato il raggiungimento di
una strategia comune a tutti i movimenti e le organizzazioni che hanno a cuore il futuro e la qualità
della ricerca e dell’università italiane.
Prende la parola Diego Di Masi (Università di Padova): auspica che si possa fare emergere nel
documento la volontà di fare della ricerca e dell’università un luogo in cui la qualità prevalga.
Prende la parola Nunzio Miraglia a nome dell'Intersindacale che esprime la volontà unitaria di
collaborare alla nostra iniziativa, nella prospettiva di una mobilitazione che coinvolga studenti,
ricercatori precari, tecnico-ammnistrativi e docenti. Dichiara che sin dalla prima valutazione della
Legge Gemini era stato previsto quanto sta accadendo oggi, ovvero la precarizzazione radicale, la
riduzione del personale della ricerca, il blocco del turn-over, i tagli ai fondi. Si calcola che dal 2008
al 2018 andranno in pensione 20.000 figure tra professori e ricercatori di ruolo. Occorre ripristinare
questo numero e occorre farlo attraverso l’assunzione in ruolo degli attuali precari. La precarietà si
combatte eliminando la precarietà. Occorre insomma dare la possibilità di stabilizzazione agli
attuali precari con un bando straordinario di 4000 posti all'anno fino a ripristinare i 20.000 posti di
ruolo perduti. In attesa dell'espletamento delle prime tornate, occorre una proroga degli attuali
precari. Contemporaneamente occorre introdurre una sola figura pre-ruolo, con garanzie sindacali e
piena autonomia di ricerca. Una nuove figura che sostituisca tutte le altre attuali figure precarie.
Tutto cio' nella prospettiva del nuovo ruolo unico della docenza, con pari mansioni e poteri; una
riforma della docenza che è sempre più necessaria e urgente.
Riprende la parola Francesco Fidolini che dichiara la volontà del Coordinamento di elaborare
una strategia complessiva di riforma dell’università.
Illustra il punto dell’ODG che riguarda la figura pre-ruolo che auspichiamo, con autonomia nella
ricerca, si svincoli dai ricatti e che dia al ricercatore piena autonomia sui progetti e sui
finanziamenti ottenuti. Occorre che cambi la tipologia del contratto con cui al momento i ricercatori
precari sono arruolati, privo di ogni garanzia contrattuale.
Prende la parola Federico Oliveri (Università di Pisa/FLC-CGIL) che fa notare come il marcio
del sistema si evidenzi attraverso lo sfruttamento per la didattica dei ricercatori non strutturati, che
non dovrebbero avere obblighi di insegnamento, da contratto. Della didattica si ha bisogno, ma non
si ovvia sfruttando i precari per farla. Dice che bisogna rompere il silenzio mediatico, attraverso
rivendicazioni, alleanze e azioni. Auspica che le assunzioni in ruolo avvengano attraverso concorso
non più locale, ma nazionale, per battere le lobbies locali. Auspica la nascita di una figura unica di
ricercatore pre-ruolo.
Riprende la parola Fidolini, che spiega che anche il CRNSU propone una figura unica di postdoc,
con piene garanzia assistenziali e previdenziali, che sia tenure-track, che costi quanto
un'assegnista nel periodo a tempo determinato e che faccia didattica solo seminariale, a basso
numero di ore, per dedicarsi prevalentemente alla ricerca.
Prende la parola il Presidente nazionale del CNRU: anche lui auspica che la didattica non debba
essere ingiustamente affidata a chi non ha un debito contratto a tempo indeterminato e che non si
ovvi alla carenza di 20.000 docenti affidando impegni didattici massicci alle figure precarie.
Prende la parola Stefano Salvia (ADI-Pisa): per loro occorrerebbero due figure pre-ruolo, il postdoc
e il ricercatore pre-ruolo e tenure-track. Inoltre, dichiara il pieno appoggio di ADI al
coordinamento.
Il rappresentante della FLC prende la parola e ricorda la storia delle loro battaglie, sin dai tempi
della legge Moratti. Afferma che se rifiutiamo in massa di fare didattica il meccanismo di
sfruttamento si inceppa.
Prende la parola Elena Ostanel (IUAV): ritiene che l’università sia stata attaccata, che occorre
ripristinare un adeguato regime di finanziamento, che deve finire la “finzione” dei concorsi in cui
fingi di non conoscere il tuo capo e che andrebbero sostituiti con la chiamata diretta, che la didattica
debba essere non abolita, ma regolamentata, che occorre creare alleanze con altri organi della
società e far conoscere la nostra realtà, il fatto che siamo portatori di innovazione dell’università e
nel paese, che occorre far valere un’idea di università di qualità e che dobbiamo procedere ad azioni
che blocchino il sistema. Ricorda anche che un fumettista di fama si è reso disponibile per
realizzare una vignetta come strumento virale per farci conoscere.
Prende la parola una dottoranda dell'Università di Firenze e rappresenta della FLC-CGIL che
sottolinea la loro vicinanza e collaborazione al neonato coordinamento proponendo diverse
iniziative di mobilitazione.
Prende la parola Francesco Maria Tedeschi (Università di Firenze) che pone l'accento sugli scarsi
investimenti nazionale pubblici alla ricerca e discute la progressiva trasformazione dei
finanziamenti europei verso temi specifici legati a gruppi di interesse privato. In risposta
all'intervento di Elena Ostanel caldeggia il concorso pubblico per l'assunzione in ruolo rispetto alla
chiamata diretta.
Prende la parola Lorenzo Zamponi (Istituto Universitario Europeo), che riprendendo l'intervento
precedente, pone anch'egli l'attenzione sulla mancanza di finanziamenti pubblici alla ricerca
limitando la libertà del ricercatore trasformandolo in imprenditore al servizio del mercato. Continua
poi sottolineando l'importanza che in qualsiasi documento sia indicata la necessità di affermare il
bisogno e l'importanza della ricerca nella società e invita alla mobilitazione attraverso il
coinvolgimento dell'opinione pubblica.
Prende la parola Patrizia Pedrini (Università di Firenze/CRNSU) che ricorda che l’arruolamento
dei 20.000 precari non può avvenire con le regole attualmente in vigore con la legge Gelmini, che
non garantisce l’accesso ai concorsi per RTD-B a chi abbia maturato assegni Gelmini, escludendo
in questo modo tutti i giovani precari a favore dei più anziani. A questo proposito, il CRNSU ha
prodotto un documento apposito che può essere letto sul nostro forum.
Prende la parola Caterina Peroni (Università di Trento) che pone l'accento sul fatto che
l'università in Italia sia fonte di precarizzazione non solo per chi ci lavora, ma per tutti coloro che vi
hanno a che fare e per questo propone forti alleanze con tutte le categorie che vivono tale realtà. Per
quanto riguarda le proposte operative, riferendosi alla grafica della locandina dell'assemblea,
suggerisce di adottare il modello comunicativo degli strikers. Pone quindi l'attenzione sul tema
comunicazione ed anche su quello della valutazione della ricerca (SUA-RD).
Prende la parola Mariateresa Curcio (Università della Sapienza) che riallacciandosi agli
interventi precedenti prone una solida alleanza con gli studenti universitari e candita il suo ateneo
per ospitare la prossima assemblea.
Prende la parola Stefano (Scuola Superiore Sant'Anna/ADI) che struttura il suo intervento in tre
punti: organizzare una mobilitazione che sia ben focalizzata; mettersi in rete con le diverse
associazioni ed organizzazioni legate all'università tra cui il CUN, tenendo d'occhio le sue nuove
delibere; equiparare l'assegnista di ricerca a qualsiasi altro lavoratore dipende in termini di welfare.
Fa da specchio all'intervento di Mariateresa quello di Alessandro Torti (studente della Sapienza)
che offre un aiuto per organizzare la prossima assemblea a Roma. Inoltre, discute del collegamento
della relazione tra punti organico e tasse universitarie, della deriva tra due tipi di università (quella
della ricerca e quella della didattica). Esprime l'esigenza del collegamento tra i ricercatori non
strutturati, gli studenti ed anche i precari delle scuola.
L'assemblea si chiude, dopo una rapida discussione, con la decisione di rivedersi il 20 Febbraio
presso l'università della Sapienza di Roma e con la formazione di quattro gruppi operativi per le
seguenti aree: costruzione di un documento unitario, comunicazione con l'interno e con l'esterno,
mobilitazione e rapporti con altre organizzazioni e istituzioni.

Convocazione Assemblea Nazionale – Firenze 16.01.15

Il sistema della ricerca e dell’università italiana ha subito varie riforme ma nessuna di queste ha realmente posto fine ai principali problemi che affliggono la componente precaria: impossibilità di accesso ai fondi di ricerca e un sistema di reclutamento del tutto inefficace. Non arrivano segnali da parte del governo Renzi di un progetto complessivo di riforma di un sistema che allontana in massa i giovani ricercatori, sottopagati e già vessati dal punto di vista previdenziale e assistenziale, che non consente ai meritevoli di avanzare e di avere prospettive di lavoro stabili per il futuro. Le politiche degli ultimi anni, sommate all’ultima scure che è entrata in vigore con la Legge di Stabilità, l’hanno di fatto ridotta all’osso.

Ad aggravare la situazione di dottorandi, borsisti ed assegnisti ci sarà quest’anno la tagliola ai contratti imposta ai tempi dalla legge Gelmini 240 del 2010, che prevede 4 anni come massima cumulabilità di assegni di ricerca. Dai prossimi mesi ci sarà un allontanamento dall’università di circa 6000 assegnisti ogni anno. Nel giro di due – tre anni l’università italiana si svuoterà massicciamente di tutta quella componente che lavora alla ricerca con elevata produttività scientifica e che meriterebbe di poter accedere a un percorso accademico successivo. Tutti questi assegnisti saranno fuori dall’università, senza copertura assistenziale con scarse possibilità di essere assorbiti da aziende o altri enti di ricerca. E’ dunque molto probabile che ci sarà una notevole fuga all’estero o un cambio di lavoro.

Per i ricercatori non strutturati il naturale avanzamento di carriera sarebbe la vincita di un posto come Ricercatore a tempo determinato (RTD), ma il rapporto tra il numero di assegnisti di ricerca e quello degli RTD è di meno di 6 su 1, vista la penuria di stanziamenti per questi concorsi.

In aggiunta a tutto ciò, la Legge di Stabilità, approvata in Parlamento, ridimensiona notevolmente il vincolo alle assunzioni dei RTD di tipo B, l’unica ristretta categoria di ricercatori ad avere finora la possibilità di essere assunta a tempo indeterminato nell’Università, riducendo ulteriormente le già esigue possibilità di stabilizzazione per il ricercatori precari.

Tutto questo deve cambiare. È necessario che in Italia i ricercatori precari abbiano accesso a fondi di ricerca comparabili a quelli messi a disposizione negli altri paesi europei e che i meritevoli abbiano la possibilità di avanzare nella propria carriera universitaria in tempi ragionevoli.

Questi che seguono sono i punti sui quali è vitale che si discuta a livello nazionale, in un’assemblea pubblica:

– Titolarità dei fondi di ricerca per i ricercatori non strutturati, al pari degli altri paesi europei;

– sblocco immediato del turn-over;

– riconoscimento per legge come parte integrante dell’organico dei Dipartimenti in cui lavorano, al pari degli RTD, di dottorandi, borsisti e assegnisti di ricerca;

– il superamento delle due figure RTD con l’abolizione dell’RTDa;

– incremento dei diritti in campo previdenziale e assistenziale e parità di trattamento previdenziale per borse di ricerca e di dottorato degli assegni di ricerca e che la consistenza economica sia delle borse di dottorato che degli assegni di ricerca sia adeguata al costo della vita. Il contratto da assegnista prevede il versamento di contributi INPS pari al 28%, di cui 1/3 gravano sullo stipendio netto, aliquota che sarà portata al 30% a partire da gennaio. Tutto ciò però non corrisponde a un’adeguata copertura in termini di diritti previdenziali ed assistenziali. La disciplina in caso di malattia o gravidanza è iniqua rispetto al trattamento riservato ad altri lavoratori, a cui chiediamo di essere equiparati. Chiediamo inoltre la reintroduzione di un sostegno di disoccupazione al termine del contratto, sia per gli assegnisti che per i dottorati e borsisti;

– sospensione temporanea del termine di 4 anni per gli assegni di ricerca (Art. 22 comma 3, legge 240/2010), in vista dell’apertura di un dibattito complessivo del governo riguardo alle modalità concrete di carriera del ricercatore precario meritevole in Italia, che conduca all’elaborazione di un piano curricolare credibile che termini con l’assunzione a tempo indeterminato di un numero consistente di ricercatori non strutturati, e che sia accompagnato da un?adeguata allocazione di risorse per rendere questo piano effettivo, coerentemente con quanto il governo italiano si è impegnato a fare in sede di trattati europei;

– ripristino totale del vincolo d’assunzione Ordinario/RTD-B, in attesa di un dibattito complessivo sul percorso di carriera dei ricercatori precari;

– apertura dei concorsi per RTD a tutti coloro che siano in possesso di un titolo di Dottore di ricerca, indipendentemente dal numero e dalla tipologia degli assegni di ricerca cumulati, il cui possesso può e deve in ogni caso costituire un fattore di maggior punteggio, ma non una fonte di esclusione dalla partecipazione;

– abolizione della norma che impedisce agli assegnisti di frequentare corsi di laurea, nell’idea che non si debba impedire la formazione ulteriore dei ricercatori meritevoli che giudichino di aver bisogno di ampliare le loro competenze;

– chiarezza sulle incompatibilità tra borse/assegni di ricerca e supplenze nelle scuole pubbliche e/o frequenza del TFA, che per molti diventano una fonte di sostentamento essenziale in assenza di adeguati
ammortizzatori sociali al termine del contratto;

-utilizzo degli avanzi di bilancio degli Atenei per l?attivazione di assegni per i migliori progetti presentati direttamente dai candidati nei settori disciplinari dei Dipartimenti meno fortunati dal punto di vista dei finanziamenti;

– parità di rappresentanza negli organi accademici di dottorandi, borsisti e assegnisti di ricerca;

– trasparenza e condivisione delle strategie di assunzione degli atenei.

L’assemblea nazionale dei ricercatori non strutturati universitari è stata convocata per il 16 gennaio 2015, ore 16, presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, Via Giorgio la Pira, 4, Firenze.

Coordinamento ricercatori non-strutturati dell’ateneo fiorentino