Archivi categoria: Eventi

Anche con l’intersindicale: prosegue il percorso per la presentazione degli emendamenti al ddl stabilità 2016

ADI, ANDU, ARTeD, CISL-Università, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL RUA

1 DICEMBRE 2015

GIORNATA NAZIONALE DI DISCUSSIONE NEGLI ATENEI 

ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA

Nell’Università italiana si riduce drammaticamente il numero degli studenti e dei laureati, si demolisce il diritto allo studio, aumentano i precari e diminuiscono i docenti di ruolo, si peggiorano le condizioni per lo svolgimento dell’attività didattica e di ricerca dei docenti ai quali viene negato il giusto riconoscimento retributivo, non si rinnova il contratto al personale tecnico-amministrativo.

In questo contesto è in corso negli Atenei una crescente mobilitazione con il rifiuto di collaborare all’esercizio della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR).

Oltre alla richiesta dello sblocco degli scatti e del ripristino del livello di classi che i docenti avrebbero maturato in questi anni, la protesta sta ora riguardando anche tutte le altre questioni che richiedono un intervento urgente per impedire la definitiva demolizione dell’Università e per consentirne il rilancio. La protesta sta coinvolgendo anche molti Organi accademici (Dipartimenti, Senati Accademici, Consigli di Amministrazione) e ha avuto il riconoscimento del CUN che, insieme alla CRUI, ha chiesto la sospensione e la revisione delle procedure della VQR.

Alle precise e forti richieste che emergono dal mondo universitario il Governo finora ha dato risposte insufficienti (sblocco degli scatti senza il ripristino del livello di classi, 1000 posti di RTDb (Ricercatori a Tempo Determinato di tipo b) o che addirittura vanno nella direzione opposta (500 posti di professori ‘speciali’, eliminazione di ogni limite ai posti di RTDa (Ricercatori a Tempo Determinato di tipo a), istituzione di un costosissimo polo di ricerca controllato dall’IIT), blocco delle risorse per la contrattazione integrativa per il personale TAB e delle progressioni di carriera, esclusione dei ricercatori a tempo determinato dalla possibilità di essere coordinatori scientifici nei progetti PRIN.

Le Organizzazioni universitari rappresentative di tutte le componenti (professori, ricercatori, precari, tecnico-amministrativi, studenti) ribadiscono la necessità di una risposta adeguata ai problemi più urgenti dell’Università:

DIRITTO ALLO STUDIO E DOTTORATI

E’ necessario un investimento consistente sul diritto allo studio (totalmente assente nell’attuale testo della Legge di stabilità) che preveda l’assegnazione delle borse di studio a tutti gli aventi diritto, allargando l’attuale platea, e l’eliminazione delle gravi storture derivate dal nuovo ISEE che hanno prodotto l’esclusione dalle borse decine di migliaia di studenti.

E’ altresì necessaria la copertura delle borse di dottorato per tutti i posti banditi.

ELIMINAZIONE DEL PRECARIATO E NUOVO RECLUTAMENTO

I 1000 posti di RTDb previsti dalla Legge di stabilità sono assolutamente insufficienti a fronte degli oltre 40000 attuali precari e alla perdita di circa 20000 posti di docenti di ruolo che si registrerà nei prossimi anni. A questo va aggiunto che con l’eliminazione di ogni limite al bando di RTDa si consoliderà quanto previsto dalla legge 240 del 2010: sostituire i ricercatori di ruolo (messi ad esaurimento) con migliaia di ricercatori precari obbligati a svolgere didattica e ricerca come i professori. Al contrario, bisogna dare sbocchi agli attuali precari bandendo 20000 posti di ruolo (4000 all’anno per i prossimi cinque anni), con la proroga delle attuali posizioni fino all’espletamento dei concorsi per i posti di ruolo). Va inoltre contestualmente prevista un’unica nuova figura di pre-ruolo, prevedendo che il numero di questi contratti sia rapportato al numero dei posti di ruolo programmati.

SBLOCCO DELLE RETRIBUZIONI E DELLE PROGRESSIONI DEI DOCENTI

Il bando di 500 posti di professori eccellenti, con la delega in bianco al Governo di stabilire procedure di reclutamento e stato giuridico comunque diversi da quelli degli attuali professori, vanno nella direzione opposta alla richiesta del docente unico, con uguali mansioni e uguali diritti e doveri. La somma prevista per questa operazione-spot (adeguatamente aumentata) dovrebbe essere invece utilizzata per sbloccare le classi stipendiali, per il recupero – giuridico ed economico – di quanto perso in questi anni, e per coprire nazionalmente il costo degli avanzamenti di carriera dei docenti universitari.

RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

Per il personale tecnico-amministrativo si chiede il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro (scaduto dal 2009!), con il recupero degli oltre 6.000 euro persi in media dai lavoratori dal 2009 ad oggi., e l’eliminazione dei vincoli alla contrattazione decentrata e alle progressioni.

NUOVO CENTRO DI RICERCA A MILANO E FINANZIAMENTO DELL’UNIVERSITA’

Il progetto di stanziare 1500 milioni in dieci anni per costituire a Milano un nuovo centro di ricerca sotto il controllo dell’IIT di Genova, ripropone un ‘modello’ e una procedura assolutamente non trasparente di allocazione di ingenti risorse nella ricerca finanziata dallo Stato, senza il coinvolgimento diretto e la valorizzazione della comunità universitaria,  mentre si torna a dare spazio  ai soliti interessi confindustriali. Con questa scelta si va nella direzione di una ricerca (e del suo controllo) sempre più esterna all’Università, con costi immensi e a discapito del finanziamento degli Atenei, ridotti in condizioni tali da non potere più assicurare una elevata qualità di insegnamento e di ricerca, necessaria per il rilancio dello sviluppo sociale ed economico del Paese.

INIZIATIVE PROPOSTE DALL’INTERSINDACALE

  1. Si elaboreranno emendamenti che saranno proposti durante l’iter parlamentare della Legge di stabilità e di altri provvedimenti riguardanti l’Università.
  2. Si chiederanno audizioni e incontri a livello politico-parlamentare per illustrare il documento e gli emendamenti.
  3. E’ indetta una giornata nazionale di discussione negli atenei per martedì 1 dicembre 2015.
  4. Si terrà a Roma, alle 14.30 di martedì 1 dicembre 2015, presso il Rettorato della Sapienza, un’Assemblea nazionale, con Conferenza stampa, alla quale saranno invitati a partecipare i Parlamentari e i Partiti.

Buona Università ad alta velocità? Stop that train! Noi non siamo capitale umano!

Il 23 e 24 ottobre, Udine ospiterà la kermesse promossa dal Partito Democratico dal titolo “Più valore al capitale umano”. A prima vista, potrebbe trattarsi dell’affabile slogan di promozione di un convegno nazionale dei responsabili risorse umane FIAT capeggiato da Marchionne. Invece, ad una lettura più attenta, scopriamo che dietro la sgradevole e ormai sorpassata retorica del “capitale umano”, il Partito Unico di Governo ha organizzato il momento più importante per discutere e promuovere l’imminente riforma dell’università pubblica, ovvero quella che è passata alle cronache come “La Buona Università”. Con un nome del genere, e visti gli infausti esiti della famigerata riforma della “Buona Scuola”, non possiamo che metterci in allerta.

La kermesse viene anticipata da tempestive e galvanizzanti dichiarazioni del Primo Ministro Renzi all’Università di Venezia e della Ministra Giannini al Corriere la scorsa settimana, riguardanti l’imminente “cambio di rotta” che il governo porterà al carrozzone universitario.

Il primo promette lo sganciamento dell’Università pubblica dal perimetro della Pubblica Amministrazione: coraggiosa e radicale decisione, assunta da Renzi grazie ad attenti studi che avrebbero dimostrato che “non si governa l’università con gli stessi criteri con cui si fa appalto in una Asl o comune”. Ringraziandolo per l’acuta osservazione, notiamo che la notizia, ripresa da tutta la stampa tale e quale come le rimpiante veline del MINCULPOP, non ci dice nulla di più di quello che l’enfant prodige avrebbe inteso nel gorgogliare siffatta corbelleria. Come è noto a tutti tranne che a lui stesso infatti, l’università pubblica non bandisce (ancora) appalti come le Asl e i Comuni, perché trattasi (ancora) di istituzione preposta alla ricerca e alla formazione. Cosa vorrebbe dire dunque sganciare l’università dalla PA? Significherebbe forse un nuovo processo di privatizzazione? La finanziarizzazione della ricerca? Un’ulteriore precarizzazione dei ricercatori?  O, come qualcuno paventò già alle prime dichiarazioni sulla buona Università prima dell’estate, l’obbligo di partita iva per tutti i precari della ricerca?

La Ministra Giannini, dal canto suo, ci rassicura sciorinando cifre da capogiro: previste 1000 assunzioni RTB ogni anno per i prossimi tre anni, con un investimento totale di 150 milioni; pronto un concorsone per 500 eccellenze italiane e straniere (50 milioni quest’anno, 75 dal 2017); infine, si fa per dire, “liberalizzazione delle assunzioni RTA”, eliminazione dei vincoli previsti dal turn over, e via alle assunzioni per tutti, senza più alibi per gli atenei! Peccato che non ci siano i soldi per farlo, nota il giornalista in un sussulto di deonotologia professionale, ma, ci convince Giannini, “tutto è sempre migliorabile, ma questo è solo l’inizio di quello che vogliamo fare nelle nostre università, stiamo dando un segnale anche per i prossimi anni: vogliamo invertire la rotta e investire nel capitale umano”.

Dopo questa raffica di dichiarazioni entusiasmanti, ci stavamo precipitando a fare le valigie per salire subito sul treno AV dell’”Italiacolsegnopiù”, che sfreccerà da Ca’ Foscari a Boston senza fermate intermedie, per correre verso un futuro “dinamico”, dove “la mobilità tra università sarà sia verticale sia orizzontale” e le stesse università di sprovincializzeranno aprendosi al mondo, mente i cervelli invece che mettersi in fuga accorreranno…

Poi, mentre a Roma decine di studentesse e studenti iscritti alla Sapienza venivano manganellati perché colpevoli di non voler pagare un biglietto d’entrata per accedere ai loro dipartimenti, dove per tre giorni si teneva un’esposizione commerciale di multinazionali come Google e Citroen, ci siamo fermati e abbiamo cominciato ad avere dei dubbi – vecchio vizietto dei ricercatori “lenti”, che si dilettano a spaccare il capello in quattro, non avendo di meglio da fare.

Di cosa parlano Renzi e Giannini quando parlano di Buona Università, di capitale umano, di cervelli in corsa? In questo treno ad alta velocità, nonostante il “segno +”, non sembrano esserci posti per tutti, e i biglietti, come quelli per gli studenti romani, sembrano costare molto cari. Il “concorsone dei 500” appare come una manovra di propaganda, rivolta solo a quelle che Giannini definisce “eccellenze” vere e proprie, “i migliori in tutto il mondo, i più qualificati, l’alta velocità del merito e dell’eccellenza”. Come abbiamo denunciato più volte, la retorica dell’eccellenza, del merito e della valutazione ad alta velocità è un dispositivo profondamente fuorviante, discriminante e punitivo, che nulla ha a che fare con la produzione di conoscenza e con i processi di cooperazione tipici del lavoro cognitivo.

L’introduzione della valutazione viene infatti proposta come unica soluzione per risolvere i mali ormai storici del sistema universitario: quali baronato, ineguaglianza, nepotismo, clientelismo, perché si presume che la produzione scientifica possa essere misurata tramite criteri oggettivi, matematici e quindi neutri. In realtà dietro a questa retorica c’è il tentativo di nascondere il processo di dismissione e svalutazione del sistema formativo italiano e di individualizzazione e precarizzazione delle molteplici figure (studenti, ricercatori, tecnici, professori) che rendono viva l’Università.

Ci chiediamo in che modo verranno definiti i criteri e le modalità di reclutamento di questi 500 “lonely heroes” della ricerca, ma sospettiamo già che si tratti di una logica escludente e differenziale, tipica del dispositivo meritocratico, e probabilmente anche incostituzionale, visto che a quanto si può dedurre dalle dichiarazioni sensazionalistiche dei Nostri, e dalla bozza della legge di stabilità, questa selezione verrà definita nei criteri da un DPCM aggirando le già contestate modalità di reclutamento previste per tutti i ricercatori “normali”, quelli che da anni si barcamenano per mantenere in vita i dipartimenti delle proprie università per poi essere espulsi inesorabilmente dal sistema universitario.

Su queste procedure, inoltre, e soprattutto sul ruolo della stessa ANVUR, radicalmente criticata da docenti e ricercatori non solo per il sistema arbitrario di valutazione messo in atto negli anni scorsi ma anche per la mastodontica spesa che rappresenta per le casse pubbliche, notiamo che la bozza della legge di stabilità prevede un ulteriore aumento di spesa per 3 milioni di euro, metà dei quali si ricaveranno dal FFO delle università e l’altra metà  dal Fondo ordinario per i Centri di ricerca. Chapeau!

E dunque come si finanzierà la sbandierata liberalizzazione dei concorsi RTA? Dovremmo dunque accontentarci della risposta laconica di Giannini sulla “migliorabilità” del sistema e l’importanza del “segnale” da dare? Inutile dire, inoltre, che gli RTA sono contratti a tempo determinato che non garantiscono alcuna possibilità di continuità carriera accademica. Sarebbe questa svolta nel reclutamento accademico, la nuova figura pre-ruolo che da anni rivendichiamo per eliminare gli assegni di ricerca, strumento di ricatto e di inferiorizzazione permanente dei precari della ricerca, che non prevede alcun ammortizzatore sociale e rientra ancora nell’ambito della formazione professionale? Purtroppo non abbiamo la memoria corta – altro vizietto dei ricercatori “lenti” – , e ricordiamo bene le dichiarazioni di Renzi e Giannini sulla Buona Università, rilasciate pochi mesi fa secondo le quali la riforma dei processi di reclutamento avrebbe dovuto rifarsi al modello del “Jobs Act” e dei contratti a tutela crescente, che, con buona probabilità, si andranno ad aggiungere alle altre forme contrattuali precarie e in via di espulsione (ma di corsa!) dall’università pubblica. La sintesi, dal punto di vista del reclutamento, l’idea della neo Renzi University è quindi semplice e chiara: assumere con fini meramente di propaganda elettorale 500 “futuri Premi Nobel” per nascondere la deliberata e micidiale scelta di “puntare” tutto sul precariato, trasformando il corpo docente in un’enorme distesa di figure precarie usa e getta.

Quelle stesse figure che a questa kermesse non sono state coinvolte se non come, appunto, “capitale umano” su cui intervenire gerarchicamente, alla stregua di una merce dotata di cognizione ma alla quale non viene riconosciuta autonomia e possibilità di determinare i propri percorsi di lavoro e ricerca. Infatti, curiosamente, nel comunicato di presentazione della kermesse leggiamo che l’asse portante di tale evento sarebbe “coinvolgere pienamente i protagonisti” dell’Università e della ricerca, dell’Istruzione Tecnica Superiore e dell’Alta Formazione Artistica e Musicale. Ma allora chi sono i protagonisti di cui si parla nel comunicato?  La risposta sembra surreale, ma per il Partito di Governo tali protagonisti sono: Ministri, presidenti CRUI, sottosegretari, dirigenti di partito e altre figure che, come ricercatori, abbiamo mai visto frequentare aule, corridoi e laboratori delle università e dei centri di ricerca. Esattamente i luoghi nei quali il lavoro vivo dell’università – quello precarizzato, sfruttato e sempre più reso invisibile –  contribuisce quotidianamente alla sopravvivenza e alla sostenibilità di dipartimenti e centri di ricerca.

L’evento promosso dal PD, con il quale si intende aprire il dibattito sull’imminente riforma dell’Università, sembra ancora una volta omettere, disconoscere e nascondere il lavoro vivo e fondante dell’università. Quello stesso lavoro che, con buona pace di Ministri e Governo, prevede sempre più spesso attività non retribuite, disponibilità permanente all’esecuzione di un “lavoro di cura” dell’istituzione che non dovrebbe competere ai precari (come la supervisione delle tesi o il supporto alla conduzione degli esami), e altre attività assimilabili al badantato (relazioni con gli studenti, affiancamento umano al docente di riferimento, bella presenza sempre e comunque).

Alla luce di queste considerazioni, il Coordinamento Ricercatori Non Strutturati Universitari ha deciso di essere presente a Udine, perché a partire dal riconoscimento delle condizioni di sfruttamento e della sistematica invisibilizzazione dello status di ricercatori e lavoratori dell’università, rivendichiamo il nostro ruolo centrale. Vogliamo uscire dall’ombra, rifiutiamo lo status di fantasma o entità invisibile che ci viene cucito come una camicia di forza, e saremo a Udine non per sederci passivamente ad un tavolo di discussione, ma per prendere veramente parola ed essere protagonisti di una trasformazione dei mondi della formazione e della ricerca. Una trasformazione che non può che partire da noi, e non certo da ministri e segretari di partito che vedono nei dispositivi manageriali la grammatica di riforma dell’università.

Per noi l’università deve fondarsi sulla cooperazione orizzontale, e vogliamo che sia un luogo nel quale il lavoro, in quanto tale, venga riconosciuto; accanto alla possibilità di costruire liberamente percorsi di riflessione, conoscenza e ricerca senza essere subordinati alla tagliola della valutazione dall’alto, così da poter costruire conoscenze capaci di interagire anche con i conflitti e le contraddizioni che una fase di violenta crisi e austerity come questa produce sistematicamente.

 

Assemblea Nazionale a Torino

assemblea_Torino

Scaletta dei temi principali di cui si discuterà:

– Aggiornamento incontro di Udine, PD-YOUniversity.lab
– Aggiornamento proposte CRNSU e petizione DIS-COLL
– Proposta “La Nuova Università”
– Proposta “Il Ruolo Unico della docenza”
– ASN e valutazione della ricerca e della didattica nelle Università
– Approfondimento sulle nostre proposte per un contratto unico pre-ruolo
– Connessioni con la scuola e mobilitazioni studentesche
– Valorizzazione dell’esperienza universitaria nella PA e nel settore privato

Evento fb: https://www.facebook.com/events/100491503645119/

Mappa_Assemblea_POLITO

Assemblea Nazionale Università – 1-2 Ottobre 2015

assemblea-nazionale-universita-fuori-dall-emergenza-del-1-e-2-ottobre-2015-programma

Il Coordinamento è stato invitato a partecipare all’Assemblea Nazionale Università organizzata da FLC CGIL presso il Dipartimento d Architettura dell’Università di Roma Tre.

A rappresentare il Coordinamento nella Sessione Tematica “Reclutamento e precariato” ci sarà Barbara Saracino (UniFi).

Siamo tutti invitati a partecipare!

A questo link il programma completo.

Assemblea nazionale Bologna

assemblea_Bologna

ODG dell’Assemblea

1) report delle assemblee precedenti e arricchimento del documento presentato al CUN (in allegato)

2) riconoscimento della ricerca come lavoro e mobilitazioni DIS-COLL

3) partecipazione a percorsi di mobilitazione e a discussioni pubbliche

4) rapporti con le mobilitazioni e le iniziative programmate dal mondo della scuola

5) prossimi appuntamenti

 

Documento presentato al CUN a luglio del 2015

Il Coordinamento nazionale delle Ricercatrici e dei Ricercatori non Strutturati Universitari, costituitosi nel novembre 2014 come piattaforma nazionale che raccoglie e rappresenta il mondo dei post-doc e dei precari della ricerca italiani, sta attuando un’azione diffusa sul territorio italiano per intercettare i bisogni reali e le proposte di tutti i giovani ricercatori e per farsene interprete.

In questa veste un rappresentante del Coordinamento ha partecipato il 1/07/2015 a un’Audizione informale presso la V Commissione del CUN sulla condizione dei ricercatori precari nell’università italiana a quattro anni dalla L. 240. In quella sede, a voce e poi per iscritto, il Coordinamento ha proposto l’idea di riforma del pre-ruolo riportata sotto, formulata sulla base delle discussioni assembleari organizzate a Firenze, Roma, Padova e Bari.

Anzitutto si sostiene la necessità, di un sostanzioso investimento di risorse per il reclutamento, preliminare a qualsiasi tipo di intervento, soprattutto in vista dell’idea del Governo di un progetto riformatore chiamato “La Buona Università”.

In tale prospettiva si ritiene utile distinguere le risorse riservate agli avanzamenti di carriera da quelle per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato. Inoltre si dovrebbe ristrutturare l’attuale sistema dei punti organico e abbattere il vincolo del rapporto tra FFO e personale che rappresenta un ulteriore ostacolo al reclutamento. Come affermato anche in un documento a firma comune delle organizzazioni universitarie rappresentative di tutte le componenti, è necessario un piano straordinario di reclutamento per riavvicinare l’Italia alla media europea nel rapporto tra numero di ricercatori e numero di abitanti.

Si auspica la nascita di una figura pre-ruolo unica, che riassuma in sé la multiforme galassia di contratti che caratterizza l’attuale percorso post-doc.

È necessario garantire alle figure pre-ruolo medesimi diritti: una formulazione più organica prevederebbe un percorso suddiviso in due passaggi, un primo step come junior researcher, un secondo step come senior researcher.

Il junior researcher prevederebbe un contratto con più garanzie rispetto agli attuali assegni di ricerca per un massimo di cinque anni; il senior researcher consterebbe di un contratto da ricercatore per massimo cinque anni con tenure track vincolata al conseguimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale. Quest’ultimo dovrebbe presentare meno difficoltà di accesso rispetto a ciò che in maniera penalizzante si prevede per un attuale RTDb: infatti riteniamo ingiusto che possa accedere a tale contratto solo chi ha svolto un RTDa o tre anni di assegno di ricerca pre-Riforma Gelmini, chiedendo invece che chiunque abbia svolto ricerca in ambito accademico per almeno tre anni abbia la possibilità di presentare domanda.

L’inquadramento di questo ricercatore dovrebbe essere graduale rispetto a mansioni e responsabilità: ad esempio il carico didattico assegnato dovrebbe essere inferiore per un junior researcher e comunque giustamente considerato in ambito di valutazione per le Abilitazioni Scientifiche Nazionali.

La nuova figura, sia nel primo step della carriera, che nel secondo, dovrebbe fruire di tutele contrattuali, previdenziali, retributive e forme di rappresentanza analoghe a quelle di un attuale ricercatore a tempo determinato: le nostre molte iniziative per il riconoscimento della DIS-COLL agli assegnisti di ricerca vanno esattamente in questa direzione e chiedono per questi ultimi il riconoscimento di tutele e diritti in linea con quelli degli altri lavoratori.

Il reclutamento di tale figura unica dovrà essere vincolato alla progressione di carriera, prevedendo una pianificazione organica pluriennale sulla base delle scelte dei vari atenei ed enti di ricerca. È essenziale la programmazione di piani ordinari e una riforma dei metodi di reclutamento.

È inoltre necessario prevedere percorsi di valorizzazione dell’esperienza acquisita durante il dottorato di ricerca e il periodo pre-ruolo da parte di quelle figure che verranno inevitabilmente espulse dal sistema accademico, recuperando le loro competenze in altri contesti della pubblica amministrazione (come ad esempio è accaduto in Puglia lì dove la Regione riconosce come titolo d’accesso ai concorsi da dirigente il Dottorato di ricerca).

Bisognerebbe porre altresì attenzione alla compatibilità tra il contratto da ricercatore a tempo determinato, sia junior che senior, e l’insegnamento scolastico: ad oggi infatti si è costretti a scegliere prematuramente una delle due carriere in quanto non è possibile congelare per più di due anni e mezzo l’incarico scolastico a tempo indeterminato per svolgere attività di ricerca universitaria.

Assemblea Nazionale Bari

assemblea_Bari

Report sintetico dell’assemblea di venerdì 19 giugno 2015 @ Bari

Il giorno venerdì 19 giugno 2015 alle ore 15,30 presso il Dipartimento di Informatica si è svolta l’Assemblea Nazionale dei Ricercatori Non Strutturati. L’assemblea, inizialmente prevista presso il Dipartimento di Chimica, è stata spostata ad Informatica per questioni tecnico-amministrative, questo ha comportato problemi nella gestione del collegamento Skype già avviato con alcune persone collegate da varie città italiane (Padova, Roma, ecc.)

Erano presenti rappresentanti di Bari, Lecce, Foggia, Pisa, Firenze, collegati via Skype colleghi di Padova, Roma, presenti anche FLC, ADI, ADAM, Rete della Conoscenza, Link, Studenti Democratici.

L’assemblea si è aperta con un report per riassumere i precedenti incontri nazionali e un cenno/invito sulla mobilitazione DIS-COLL che ci vede impegnati attivamente.

Si è passati poi alla discussione del primo punto all’ODG, quello inerente il pre-ruolo.

Anzitutto tutti hanno ribadito che è opportuno partire chiedendo più risorse per il reclutamento (per esempio un piano straordinario RTDb) e non usare la maggior parte delle risorse per gli avanzamenti di carriera. Da settembre dovremo mobilitarci in maniera organizzata per chiedere fortemente più risorse in vista della probabile discussione della proposta del governo definita “Buona università”: un’idea, venuta dal rappresentante dell’FLC di Foggia è stata quella di spingere per abbattere il vincolo del rapporto tra FFO e personale che rappresenta un ulteriore ostacolo al reclutamento. Un’altra questione importante emersa, sulla quale dovremmo focalizzarci, è la possibilità di avvicinare il mondo dell’insegnamento nella scuola a quello della ricerca, o meglio del pre-ruolo, cosa al momento in totale controtendenza rispetto agli indirizzi generali.

Si è dunque preso come punto di partenza il documento sotto forma di domande prodotto dai colleghi baresi e si è discusso sia in generale sulla necessità di un’uniformità nella costruzione di una figura pre-ruolo più coerente rispetto alla multiforme galassia attuale, sia nello specifico su come questo andrebbe a costituirsi:

Durata

Tipo di contratto / contratto a tutele crescenti

Didattica

Selezione

Valutazione

Si è discusso intorno alle forme contrattuali attuali, soffermandosi soprattutto su assegni di ricerca e RTD: si è convenuto sul fatto che essendo l’RTD molto più oneroso rispetto ad un assegno di ricerca, accade spesso che i docenti che hanno fondi preferiscano utilizzare quest’ultima forma contrattuale a scapito dei diritti dei giovani ricercatori.

La discussione sulle figure da proporre ha visto diversità di vedute anche abbastanza profonde. Da un lato è emersa l’esigenza di garantire a tutte le figure medesimi diritti, dall’altro è apparso necessario strutturare in base ai livelli di esperienza mansioni e responsabilità differenti. Si è concordato sull’ipotesi di mantenere un contratto tipo assegnista di ricerca (ma con diritti e garanzie da RTD) nel periodo tra dottorato e nuova formulazione di RTD, perché si ritiene giusto che un neo dottore di ricerca arrivi per gradi ad essere un ricercatore.

Una formulazione più organica prevederebbe un percorso pre-ruolo suddiviso in due passaggi, il primo junior, il secondo senior in base all’esperienza maturata, con mansioni e responsabilità diverse, ma tutti inquadrati secondo il profilo giuridico dell’attuale Rtd, ovvero con la possibilità di fruire di rappresentanza, diritti e di uno stipendio vero che lo parifichi a qualsiasi altro lavoratore dipendente. La modifica delle figure come la maggiore disponibilità di risorse però potrebbero non essere sufficienti a fermare l’abuso di precarietà nel comparto ricerca. Tali riforme dovranno essere accompagnate da vincoli che leghino l’assunzione di nuovi ricercatori alle progressioni di carriera prevedendo altresì una pianificazione organica sulla base delle scelte dei vari atenei ed enti di ricerca.

È emersa la proposta di separare i posti di associato banditi in maniera tale che siano per RTD o ricercatori strutturati. Per meglio dire sarebbe opportuno programmare gli avanzamenti di carriera e i nuovi ingressi dividendo nettamente le risorse finanziarie dedicate a questi due diversi canali.

Inoltre si è discusso della valorizzazione dell’esperienza del periodo pre-ruolo in altri contesti della pubblica amministrazione (come ad esempio è accaduto in Puglia dove la Regione riconosce come titolo d’accesso ai concorsi da dirigente il Dottorato di ricerca). Ricapitolando, l’assemblea all’unanimità ha espresso dunque la seguente formulazione:

– contratto unico pre-ruolo con più garanzie rispetto agli attuali assegni di ricerca per massimo 5 anni (junior research)

– contratto da ricercatore per 4\5 anni con la possibilità di poter tentare il conseguimento dell’abilitazione due volte (senior research) che immetta direttamente in ruolo (tenure track).

Per quanto riguarda le specificità del reclutamento di tali figure e la valutazione si rinvia ad una successiva discussione.

Si passa dunque alla discussione del punto sull’organizzazione interna: finora si è proceduto con la creazione di diverse commissioni, che hanno però lavorato in maniera disomogenea e non tutte con la stessa efficienza. Dopo discussione l’assemblea si esprime a favore del fatto che i gruppi di lavoro restino punto di riferimento (naturalmente con una ristrutturazione generale che veda l’inserimento in essi di tutte le persone che ne vogliono far parte); in essi si svolgeranno le discussioni più specifiche e di merito strettamente inerenti le loro tematiche, con l’idea che in mailing list generale vengano discusse solo questioni vitali per il coordinamento, permettendo così la partecipazione democratica di tutti, ma non intasando la funzionalità della stessa mailing list generale.

L’assemblea si conclude rinviando alla mailing list generale per raccogliere la candidatura per la prossima assemblea.

O.d.G. dell’assemblea di venerdì 19 giugno 2015 @ Bari

1) Report dei gruppi di lavoro e contesto generale (“Buona università”)

2) Discussione attorno al tema del #PostDoc

3) #Organizzazione del CNRNS e mobilitazioni

4) Varie ed eventuali

#PostDoc

Come riformare in modo organico il pre-ruolo nell’Università Italiana? Spunti per la discussione sulla figura del ricercatore a tempo determinato (RTD).

Dalle precedenti assemblee del CRNSU è emersa la necessità da un lato di discutere con maggiore dettaglio le condizioni che si sono venute a creare all’interno della filiera della ricerca Italiana, dall’altro di ragionare con maggiore dettaglio degli elementi specifici che possono caratterizzare la nostra proposta collettiva. Sempre più spesso infatti si sente proporre il superamento dell’assegno di ricerca così come delle distinzioni post-Gelmini tra RTDa ed RTDb, ma come vogliamo dettagliare tali proposte?

  • LA DURATA: Un contratto di 5 anni potrebbe essere appropriato?
  • IL TIPO DI CONTRATTO: Una forma contrattuale identica a quella attualmente in vigore per gli RTDa potrebbe andare bene (contratto di lavoro pienamente retribuito e tutelato)? E i costi connessi alla tassazione IRPEF?
  • LA DIDATTICA: Quale monte ore di attività didattica curricolare obbligatoria per la figura dell’RTD?
  • LA SELEZIONE: Riteniamo adeguato un sistema di concorso nazionale per titoli, cv e pubblicazioni, come già avviene oggi per i posti da RTDa?

Come pensiamo di integrare questo sistema con la necessità di implementare la possibilità della “chiamata diretta” nell’ambito di progetti europei/internazionali per i quali il team di ricerca preventivamente proposto è già stato approvato dai panel di valutazione?

  • VALUTAZIONE IN ITINERE: Riteniamo opportuna una valutazione in itinere per il RTD sullo stato di avanzamento del progetto, sulle pubblicazioni scientifiche prodotte, sulla qualità della didattica svolta, ecc.?

Valutazione a livello nazionale e/o a livello di nuclei di valutazione di Ateneo?

Come strutturare la valutazione in modo che possa essere usata come requisito per l’eventuale rinnovo del contratto (non necessariamente nello stesso dipartimento o nello stesso Ateneo)?

  • RINNOVABILITA’: Quale limite porre alla rinnovabilità del contratto da RTD? Un minimo di 5 + 5 anni può sembrare opportuno?
  • VALORIZZAZIONE dell’attività svolta come ricercatore fuori dall’Università

L’attività didattica svolta durante il contratto unico da RTD dovrebbe essere riconosciuta in termini di punteggio aggiuntivo ai fini di un eventuale percorso di abilitazione all’insegnamento scolastico?

L’esperienza professionale accumulata dovrebbe essere spendibile in termini di punteggio aggiuntivo nei concorsi pubblici?

Recentemente si è discusso della possibilità di introdurre un contratto “a tutele crescenti” che unifichi sotto lo stesso regime contrattuale tutte le figure post-doc. La questione è molto delicata, anche rispetto al tema della valutazione in itinere. Come vogliamo rispondere a questa proposta?

#Organizzazione interna

L’assemblea di Bari può inoltre rappresentare un’ottima opportunità per ragionare assieme delle modalità di funzionamento interno del coordinamento. Sia la gestione delle informazioni che le modalità con la quale le decisioni possono essere prese rappresentano il fulcro del funzionamento di un ordinamento. Migliorare ancora sul piano della gestione di queste due importantissime attività, rappresenta una sfida organizzativa a cui ci sentiamo di poter partecipare. Pertanto indicheremmo come ultimo, ma non ultimo, punto all’ordine del giorno l’ottimizzazione della gestione degli strumenti e delle modalità che fino a qui ci siamo dati per organizzare il nostro lavoro.

I ricercatori non strutturati LAVORANO!

SE L’ASSEGNO DI RICERCA NON E’ LAVORO, NON C’E’ FUTURO PER I PRECARI DELLA RICERCA

La FLC CGIL, insieme all’ADI e ad altre associazioni e reti universitarie, ha lanciato un presidio sotto il Ministero del Lavoro per giovedì 28 maggio alle ore 16.00. Nei giorni scorsi abbiamo promosso insieme a questi soggetti una petizione per chiedere il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione DIS-COLL anche ad assegnisti di ricerca, dottorandi e borsisti, data l’ambiguità del decreto istitutivo di tale misura. A seguito della nostra petizione, che ha già raggiunto circa 7 mila adesioni in pochissimi giorni, è stata presentata un’interrogazione parlamentare a cui è seguita immediata risposta del Ministro Poletti. Una risposta ridicola, che crea un precedente molto grave e le cui argomentazioni tracciano una prospettiva dentro la quale si azzera qualsiasi prospettiva di uscita dalla condizione di precarietà nella ricerca. Il Ministro, infatti, ha sostenuto che l’attività di migliaia di ricercatori impiegati con assegno di ricerca, quasi sempre in modo continuativo e su linee di ricerca stabili, spesso per sostituire personale strutturato andato in pensione, non può essere considerata “vero lavoro”. Secondo il geniale Ministro si tratterebbe piuttosto di un’attività di studio, mentre a tutti è noto che l’assegno di ricerca è una forma di collaborazione coordinata e continuativa. Peraltro assegnisti, dottorandi e borsisti sono tenuti a versare oltre il 30% del loro reddito alla Gestione Separata INPS per contributi sociali e previdenziali esattamente come i co.co.co., cui il dispositivo DIS-COLL è rivolto.

Con la DIS-COLL siamo di fronte dunque ad un altro perfetto capolavoro del governo Renzi: irrilevante per la scarsezza normativa e finanziaria con cui finge di affrontare il tema dell’assenza tutta italiana di un sistema articolato di sostegno al reddito e di un welfare universale indipendente dalla condizione lavorativa di ciascuno. Pericoloso per il futuro perché continua a produrre divisioni fittizie tra i lavoratori precari per evitare di fornire risposte adeguate.

Se neanche l’assegno di ricerca è vero lavoro, come sostiene questo governo, non ci sarà mai un futuro di stabilità per i precari degli enti di ricerca.

Per gli Enti di ricerca, serve subito un percorso straordinario di stabilizzazione che si rivolga a tutti: assegnisti, tempi determinati, cococo e borsisti senza distinzioni posticce, ciò che conta è la storia professionale di ciascuno.

Giovedì 28 maggio ore 16.00 sit in Ministero del Lavoro

Il 5 maggio Scuola e Università insieme

IL 5 MAGGIO 2015 L’UNIVERSITA’ CON LA SCUOLA: NO ALLO SMANTELLAMENTO DELLA SCUOLA E DELLA UNIVERSITA’ STATALI

ADI, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL-RUA

Le Organizzazioni universitarie, rappresentative di tutte le componenti (professori, ricercatori, tecnico-amministrativi, lettori/cel, docenti-ricercatori precari, dottorandi e studenti), condividono le ragioni degli scioperi e delle mobilitazioni contro il piano di definitivo smantellamento della natura pubblica e democratica del sistema scolastico italiano.

L’attacco alla Scuola pubblica e’ perfettamente in linea con quello contro l’Università, in corso da anni, e che ha come deliberato obiettivo quello di cancellare l’idea stessa di un’Universita’ di qualita’, democratica, aperta a tutti e diffusa nel Paese.

E il peggio per l’Università statale sta per arrivare: con la scusa della sburocratizzazione si punta dichiaratamente all’uscita di questa Istituzione dalla Pubblica Amministrazione.

L’uscita dell’Università dalla Pubblica Amministrazione, richiesta da anni dalla Confindustria, porterebbe al rafforzamento ulteriore del potere dell’ANVUR e dei Rettori sulla didattica, sulla ricerca e sul reclutamento, le carriere e la retribuzione dei docenti, differenziando totalmente gli
Atenei l’uno dall’altro.

Un progetto che – come gia’ avvenuto nella Scuola – si sta perseguendo con quella che fino ad ora e’ risultata essere la farsa di una Consultazione pubblica, una finzione con la quale si tende a far meglio digerire un programma gia’ scritto e messo in atto da anni e che ancora una volta sarà applicato dal Governo di turno, se una grande e tempestiva mobilitazione dell’Università e dell’Opinione pubblica non lo impedirà.

Ricercatori precari e DIS-COLL: si protesta!

      There is power in a union - Billy Bragg

10253810_315372645253262_4086160018703229523_n

La continuità delle politiche del Governo Renzi sul tema Università e Ricerca con i governi precedenti (alla faccia del grande rottamatore) non si estende unicamente alla drastica riduzione dei finanziamenti e al blocco del reclutamento, all’introduzione di criteri di valutazione dettati dall’alto e alla precarizzazione di massa del lavoro di ricerca all’interno degli Atenei.

A questi elementi, sui quali in modo molto preoccupante si baserà la cosiddetta “Buona Università”, si aggiunge l’assenza di qualunque forma di ammortizzatori sociali nel momento in cui i contratti precari che regolano le attività di ricerca, assegni di ricerca e borse di dottorato in primis, volgono al termine. Infatti, nonostante la retorica di Renzi nell’affermare la centralità nelle attività di governo della lotta alla disoccupazione e all’impoverimento giovanile, chi si trova in stato di disoccupazione in seguito a contratti precari stipulati all’interno degli atenei, non riceverà nessuna indennità.

La riforma degli ammortizzatori sociali introdotta con il Jobs Act, che avrebbe dovuto “dare diritti a chi non ne aveva mai avuti, ponendo fine alla vergognosa esclusione dei parasubordinati dalle misure di sostegno al reddito” (Renzi dixit), non introduce nessuna novità per quanto riguarda gli assegnisti di ricerca ed i beneficiari di borse di dottorato e di specializzazione medica: esclusi prima, esclusi ora. Le misure del Jobs Act applicate alla lettera individuano come beneficiari della cosiddetta DIS-COLL solo i collaboratori coordinati e continuativi o a progetto escludendo le figure precarie universitarie e un’interpretazione estensiva dell’INPS di tale norma non sembra essere all’orizzonte. E tutto questo nonostante le aliquote previdenziali versate alla Gestione Separata dell’INPS da parte di tutti i parasubordinati (collaboratori e non) coincidano. Si verrebbe quindi, di nuovo, a creare un’ulteriore discriminazione all’interno del già penalizzato universo dei parasubordinati, i soggetti più esposti a rischio disoccupazione ed economicamente più vulnerabili. In questo contesto, è doveroso ricordare che la DIS-COLL è tuttavia una misura iniqua rispetto alla NASPI che riguarda i lavoratori dipendenti. La durata massima della DIS-COLL è infatti pari a un quarto della durata della NASPI (6 mesi contro 2 anni!) e dati gli importi tendenzialmente minori guadagnati dai parasubordinati è facile prevedere che anche l’importo della DIS-COLL sarà decisamente inferiore. Inoltre al termine della DIS-COLL i parasubordinati non beneficieranno di ulteriori sei mesi di assegno (ASDI) come invece succederà nel caso dei lavoratori dipendenti se ancora disosoccupati.

E tutto questo avviene mentre è alle porte un’espulsione di massa dei ricercatori precari dalle Università, per effetto del definanziamento storico, del blocco del reclutamento e dei limiti temporali ai contratti precari introdotti dalla Legge Gelmini. Oltre al danno quindi, la beffa! Anni trascorsi a tenere in piedi il sistema universitario, intermitteza di reddito, lavoro gratuito…per alla fine essere espulsi dal sistema senza neanche le briciole degli ammortizzatori sociali! E perché? Perché il nostro lavoro non viene riconosciuto come tale, anzi siamo dei privilegiati che vogliamo fare il lavoro che ci piace…

Per rispondere a questa ennesima misura iniqua del Governo rivendicando l’accesso alle misure di sostegno al reddito per i precari della ricerca, per vedere riconosciuto il nostro lavoro, per informare i nostri colleghi e cominciare ad avere una presa di parola pubblica sull’Università anche in vista della “Buona Università” invitiamo tutte le figure che attraversano l’Università, dagli studenti ai ricercatori precari ai docenti strutturati, a partecipare ai presidi sotto le sedi dell’INPS indetti per questo venerdì 24 Aprile:

 – a Roma, ore 9.30 sotto la sede centrale dell’INPS all’Eur

 – a Padova, ore 10.30 Piazza Insurrezione

Convocazione Assemblea Nazionale – Padova 17.04.15

Buona Università? #stiamosereni

A seguito delle prime due assemblee nazionali, tenutesi a Firenze e a Roma il Gennaio e Febbraio scorsi, il terzo appuntamento del Coordinamento Nazionale ricercatori/trici non strutturati/e si terrà a Padova il prossimo 17 Aprile, anticipato con tempismo perfetto dalle indiscrezioni registrate pochi giorni fa dall’Huffington Post sull’intenzione, da parte del governo Renzi, di accelerare i tempi per le consultazioni sull’imminente riforma per la “Buona Università”.

L’annuncio suona sinistro quanto il richiamo alla “Buona Scuola”, manovra renziana abbattutasi l’anno scorso sulla scuola pubblica italiana, che di buono ha dimostrato di avere decisamente poco, come le piazze studentesche hanno denunciato con forza insieme ai docenti e ai precari della scuola in attesa di stabilizzazione, che sono stati puntualmente sedotti e abbandonati da quell’”economia della promessa” che ha tenuto tutt* appes* ad un filo in attesa di qualcosa che non è mai arrivato, seguendo la retorica meritocratica e aziendalistica di questo governo. In piena continuità con l’impianto neoliberista degli ultimi interventi normativi, dal “Jobs Act” al decreto “Sblocca Italia”, passando per la legge di stabilità, la riforma sulla “Buona Scuola” ha infatti imposto un impianto aziendalistico, accentrando i poteri decisionali nelle figure di presidi-manager, prevedendo nuovi consistenti finanziamenti alle scuole “paritarie” private a fronte di continui tagli ai finanziamenti e al diritto allo studio, e intensificando i processi di precarizzazione, gerarchizzazione e competizione attraverso il dispositivo della valutazione, divenuto ormai un vero e proprio sistema di controllo autoritario e punitivo a cui tutte le componenti scolastiche si sono opposte con forza. Ciò che, prevediamo, sta per avvenire anche nei confronti dell’università pubblica: non a caso, dalle indiscrezioni registrate in queste ore, ma già ampiamente anticipate dallo stesso Renzi in occasione dei suoi interventi a Bologna e Torino, uno dei punti principali della riforma riguarderà la sburocratizzazione e l’autonomia degli atenei (leggi maggiori poteri dei rettori, in pieno principio Democratico) e la riforma dei processi di reclutamento, tenendo a modello il “Jobs Act” e i contratti a tutela crescente, che, ancora una volta azzardiamo, si andranno ad aggiungere alle altre forme contrattuali e saranno regolati dalla ferrea legge meritocratica, formula magica per nascondere e giustificare gli investimenti a zero cifre previsti per la ricerca nonché la diffusione della precarietà tra i/le ricercatori/trici non strutturati/e.

Valutare, punire e dividere: l’eccellente università differenziale

Negli ultimi anni merito/valutazione sono state le parole chiave di tutte le iniziative portate avanti dai Governi che si sono avvicendati nella progressiva riforma e dismissione del sistema formativo italiano inteso in senso lato (Scuola, Università, Ricerca). L’introduzione della valutazione viene infatti proposta come unica soluzione per risolvere i mali ormai storici del sistema universitario: quali baronato, ineguaglianza, nepotismo, clientelismo, perché si presume che la produzione scientifica possa essere misurata tramite criteri oggettivi, matematici e quindi neutri. Il tutto accompagnato dalla convinzione che il sistema non sia in grado di governarsi e riformarsi autonomamente, per cui serve un soggetto esterno, un tecnocrate, un’agenzia imparziale per metter a posto le cose per l’interesse di tutti. In realtà dietro a questa retorica c’è il tentativo di nascondere il processo di dismissione e svalutazione del sistema formativo italiano e di individualizzazione e precarizzazione delle molteplici figure (studenti, ricercatori, tecnici, professori) che rendono viva l’Università.

Conseguenza diretta e necessaria di tale processo, e, probabilmente, uno dei suoi obiettivi principali, è la neutralizzazione del mondo della ricerca come spazio di agibilità politica e di produzione di un sapere critico e libero, in cui tutti i soggetti in campo, dalle studentesse e dagli studenti al precariato della ricerca, passando per il personale amministrativo sempre più precarizzato, introiettino la subalternità e la ricattabilità come condizioni esistenziali che escludono ogni possibilità rivendicativa. La valutazione in altri termini ha dimostrato di essere un potente dispositivo di governance individualizzante e escludente, che costringe ognuno e ognuna in un frame in cui cooperazione, solidarietà e libertà di ricerca si infrangono contro i diktat della competizione e della solitudine.

Dopo alcuni anni dalla sua introduzione nel sistema universitario, la vera natura e le conseguenze della valutazione sono ormai davanti agli occhi di tutti. Secondo la logica anglosassone dell’accountability (misurabilità), ogni studente, insegnante, professore o ricercatore viene sottoposto ad un processo di valutazione permanente in base a criteri e parametri che sono imposti dall’alto di volta in volta per rispondere a specifiche esigenze economiche o di funzionalità, creando così una graduatoria, una classifica di “merito”, che prevede premi, borse di studio, finanziamenti o posti di lavoro, però sempre limitatamente alle disponibilità economiche presenti in quel momento. La continua riduzione dei finanziamenti pubblici per l’università infatti sta comportando la diminuzione del numero delle borse di dottorato e assegni di ricerca, nonché il blocco del reclutamento, dato che dal 2010 a oggi i contratti da RTD a e b sono stati banditi con il contagocce. Si sta dunque riducendo progressivamente in numero dei “meritevoli”, mentre cresce in modo esponenziale un esercito di esclusi, rei di non essere stati valutati sufficientemente bravi in base ai presunti criteri oggettivi stabiliti dall’ANVUR, dall’Ateneo o dai Dipartimenti. Inoltre, dato che l’esito della valutazione è totalmente dipendente dai criteri adottati, è ormai palese che chi ha il potere di scegliere questi criteri può tranquillamente determinare il vincitore di bandi di progetto, concorsi o assegni di ricerca.

Non è quindi azzardato affermare che l’introduzione della valutazione, che avrebbe dovuto, a detta dei nostri governi passati e presente, risolvere il problema delle baronie universitarie, ne stia in realtà consolidando e incrementando il potere, nascondendo allo stesso tempo la loro responsabilità e volontà nelle varie scelte effettuate, in base al concetto che il vincitore del concorso sia il più meritevole perché risultato il migliore in base ad una valutazione oggettiva e imparziale. Per non parlare delle centinaia di chiamate dirette di ricercatori abilitati per posti da associato effettuate in questi ultimi anni, il tutto con buona pace della retorica politica di chi governa l’università e delle centinaia di milioni di euro spese per mastodontiche procedure valutative come la Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) o l’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) promosse dall’ANVUR e a loro volta caratterizzate dalle solite inefficienze e arbitrarietà che hanno penalizzato interi settori disciplinari portando a centinaia di ricorsi.

Inevitabilmente nei settori disciplinari più rigorosamente bibliometrici, i gruppi di ricerca più potenti stanno avendo un gioco facile ad aggirare il problema della valutazione con l’inserimento incrociato degli autori e la creazione di cartelli citazionali, per non parlare delle situazioni in cui gli stessi gruppi che gestiscono le riviste scientifiche sono stati chiamati ad individuare quelle di migliore qualità da considerare nella valutazione. Inoltre, è in corso un problematico processo di colonizzazione delle pubblicazioni scientifiche da parte delle riviste inglesi e statunitensi, che oltre ad orientarne i temi accentuano la distanza e lo scollamento tra università e società per via sia della lingua sia del costo di accesso ai saggi on-line.

Nonostante queste evidenti contraddizioni, il dispositivo della valutazione, che è di controllo e allo stesso tempo di inclusione differenziale, sta comunque modificando notevolmente i comportamenti di chi lavora o studia nelle università, incentivando atteggiamenti egoistici e competitivi a discapito della collaborazione e del confronto che sarebbero invece i motori principali di un percorso libero e positivo di apprendimento, di formazione e di produzione di saperi. L’Università sta diventando quindi una sorta di giungla in cui bisognerà lottare tra colleghi e compagni di studio per primeggiare e mantenersi nella cerchia sempre più ristretta dei meritevoli. La continua ricattabilità, dovuta alla precarietà e al trovarsi costantemente sotto valutazione, l’ostilità per i propri colleghi, visti esclusivamente come minacciosi competitors, e gli eventuali sensi di colpa per gli obiettivi non raggiunti, sono ormai i compagni di viaggio dell’avventura universitaria di studenti, tecnici, e ricercatori.

Co.co.co? Comunicare, connettersi, cooperare

I precar* della ricerca, gli/le student* e i docenti si stanno mobilitando contro la politica di dismissione dell’università pubblica in molti atenei italiani e non solo, come nei recenti casi di Madrid, Londra e Toronto, ed in questa ottica è sorto un “Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Non Strutturati” che nelle precedenti assemblee di Firenze e Roma, passando anche per il tavolo tematico su formazione e ricerca dello Strike meeting, ha visto decine di assegnist*, dottorand*, borsist* ma anche student* e amministrativ* discutere su come fronteggiare e respingere la retorica e l’azione della valutazione e formulare delle rivendicazioni concrete sullo statuto giuridico e sulle condizioni materiali del precariato accademico.

Ribadiamo ancora una volta che senza finanziamenti e senza prospettive contrattuali – e, quindi, di ricerca – a lungo termine, la formazione superiore e l’università sono destinate inesorabilmente ad implodere. Non basteranno proroghe una tantum, come quella di due anni per gli assegni approvata dal governo all’indomani dell’allarme sull’espulsione imminente di decine di migliaia di precari dall’accademia, a rasserenare gli animi di chi vive e fa vivere le università: la condizione minima per non far morire l’università è un immediato, massiccio finanziamento della ricerca e della didattica a livello nazionale e l’allargamento dei diritti e di welfare a tutte le figure precarie che attraversano l’università.

Chiediamo inoltre:

  • Lo sblocco del turn over.
  • L’eliminazione di tutte le attuali forme precarie post dottorato, sostituendole con un’unica figura pre-ruolo (PostDoc/junior researcher), a tempo determinato, con adeguata retribuzione, pieni diritti previdenziali e assistenziali, autonomia di ricerca, possibilità di titolarità di fondi. I PostDoc dovranno essere inoltre ritenuti organico effettivo dei dipartimenti e degli atenei cui afferiscono, contribuendo alla loro produttività scientifica, e dovranno per questo essere adeguatamente rappresentati negli organi di ateneo, partecipando alle scelte ed all’organizzazione delle attività.
  • L’immediata sospensione dei termini di 4 e 5 anni per, rispettivamente, assegni di ricerca e RTD, in vista del riassetto complessivo del sistema e del piano di reclutamento straordinario.
  • L’apertura dei concorsi per RTDb, attualmente l’unica figura precaria con possibilità di stabilizzazione, a tutti i candidati in possesso del titolo di Dottore di Ricerca (Ph.D).
  • Parità di rappresentanza negli organi accademici di dottorandi, borsisti e assegnisti di ricerca.
  • Trasparenza e condivisione delle strategie di assunzione degli atenei.
  • Revisione urgente e totale della struttura, del finanziamento, dei poteri e dei criteri di valutazione dell’Agenzia Nazionale Valutazione sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), secondo i principioprincipi di partecipazione, democrazia e autonomia.

Per diffondere e allargare le rivendicazioni stiamo elaborando una serie di strumenti operativi, che verranno discussi durante l’assemblea nazionale:

  • Campagne di comunicazione dirette verso l’opinione pubblica per denunciare le gravissime condizioni di lavoro (spesso non riconosciuto e sotto-pagato) e di ricerca (troppo spesso sottoposta a una quasi totale assenza di autonomia, caratterizzata da altissimi livelli di ricattabilità e da una strutturale incertezza sul futuro) ormai generalizzate nei nostri atenei.
  • Campagne di comunicazione verso l’interno: per raggiungere e coinvolgere tutte le figure non strutturate e precarie dell’università, come il personale tecnico amministrativo, che condividono la stessa situazione di instabilità lavorativa e di non riconoscimento de* lavorator* della ricerca, con l’obiettivo di cooperare nella costruzione di percorsi di rivendicazione in difesa dell’università e della ricerca pubblica.
  • Boicottaggio dal basso degli strumenti di misurazione utilizzati dai dipartimenti per la VQR, ad esempio inflazionando il meccanismo di citazione e authorship che ormai governano l’avanzamento dei curricula di ogni ricercatore.
  • Rivendicazione di ammortizzatori sociali e continuità di reddito, così come delle condizioni contrattuali, dell’unificazione e del riconoscimento dello statuto giuridico di tutte le figure di ricerca.

Per comunicare, connetterci e cooperare alla costruzione di iniziative e mobilitazioni per il futuro dell’università pubblica, invitiamo tutt* le/i precar* dell’università alla prossima assemblea nazionale del Coordinamento Ricercat* non Strutturat* che si terrà venerdì 17 aprile 2015 a Padova presso l’aula xxx dalle 14 alle 19 con il seguente ordine del giorno:

  1. Relazione introduttiva sulla valutazione e ricerca all’università
  2. Valutazione e reclutamento della figura pre-ruolo
  3. Restituzione dei gruppi tematici (comunicazione, valutazione, mobilitazione, etc)
  4. Proposte di Mobilitazione: ANVUR, Inps e campagne di mobilitazione
  5. Varie ed eventuali