Faraone: un uomo, una parola

“[gli assegnisti] non rientrano nell’ambito di applicazione soggettivo  della nuova indennità di disoccupazione mensile, seppure iscrivibili  alla gestione separata INPS, in quanto tali soggetti svolgono attività  non riconducibili alle collaborazioni coordinate e continuative. Tali fattispecie, infatti, hanno una finalità diversa da quelle per le quali è stata introdotta la norma sopra richiamata [DIS-COLL], ovvero quello di formare studiosi altamente qualificati mediante lo svolgimento di attività di studio e di ricerca scientifica.”

On.  Davide Faraone (PD) sottosegretario all’Istruzione, 15 gennaio 2016

“Per loro [gli assegnisti] ci assumiamo l’impegno di prevedere  adeguati ammortizzatori sociali di cui possano beneficiare al termine del loro rapporto con l’ateneo. Perché la ricerca è lavoro vero.”

On. Davide Faraone (PD) sottosegretario all’Istruzione, 16 gennaio 2016

E’  sempre un gran piacere notare come la coerenza sia un cavallo di battaglia di questo governo. Qualche giorno fa il genio Faraone dice che i precari della ricerca non hanno diritto alla DIS-COLL perché il loro non è lavoro, è formazione. Due giorni dopo invece promette,  altra caratteristica molto diffusa di questo governo, che si impegnerà a “prevedere adeguati ammortizzatori […] perché la ricerca è lavoro vero“. Già… Peccato che il Governo meno di un mese fa alla Camera ha bocciato un emendamento che faceva proprio questo: estendeva un ammortizzatore sociale agli assegnisti. Questa pantomima conferma che siete solo dei buffoni. Anzi, no. Buffoni ed incompetenti. Ma poi, facendo finta di crederci per un attimo: perché agli assegnisti sì e ai dottorandi no? e i borsisti? Loro cosa sono, ricercatori usa e getta, da buttare via senza neanche due spiccioli in uscita?  La verità, caro Faraone, è che lei (mai nomen omen fu più azzeccata) è rimasto all’era degli antichi egizi, indietro (soltanto) di qualche millennio di anni. Da quel tempo in poi, se non ne fosse a conoscenza, la vita delle persone è cambiata, e in gran parte grazie alle conquiste scientifiche, che se foste stati in carica voi, non sarebbero mai state raggiunte. Tuttavia, per il suo lungimirante governo, la schiavitù deve evidentemente ancora esistere: lei ci parla dei 1000 RTD – B (su tre anni fra l’altro non ogni anno, anche su questo siete dei millantatori). Lo sa quanti sono i precari della ricerca in Italia ? Probabilmente no, glielo diciamo noi: più di 62.000, senza contare i borsisti di ricerca. Sa di quanto è diminuito il personale strutturato dal 2007 ad oggi? 12.000, che fra pochi anni diventeranno 20.000 … e voi, 300 posti all’anno! Vogliamo poi parlare dei criteri di accesso a questi RTD-B ? Criteri che di fatto escludono da la maggior parte dei giovani precari dal presentare candidature?

Se non steste giocando con la vita delle persone, sarebbe meglio di una barzelletta.  Ah no, ci scusi, certo, avete previsto la liberalizzazione degli RTD – A: max 5 anni di contratto poi via, espulsione definitiva dall’Università (a meno di una botta di culo che permetta di rientrare nell’armata dei 300. Probabilità: 0,5%).  Ecco quindi, in fondo, qual è la vostra idea di Buona Università:  un sistema di formazione “superiore” retto da una massa di precari ricattabili (gli schiavi dell’antico Egitto, a lei tanto caro). Quelli  che voi, coerentemente per una volta, chiamate capitale umano, vite da  mettere a interamente a valore.  Il vostro problema è che ancora una volta non avete capito nulla. Noi non siamo capitale umano e non siamo più disposti a farci prima  sfruttare e poi buttare via. Noi siamo intelligenze e corpi vivi  indisponibili alla vostra valorizzazione bibliometrica da due soldi. E  forse vi conviene entrare nella logica che ci libereremo  definitivamente (e finalmente!) da questo ricatto della precarietà che  voi volete ontinuare ad imporci. Lo abbiamo detto 5 e 7 anni fa  riempiendo le strade di questo paese. Non è bastato e ora cercate di  farcela pagare con 12 anni di condanna a chi quei giorni rivendicava un’Università pubblica degna di questo nome.

Ma noi, caro nostro Faraone, siamo ancora qui.  Avete cercato di farci emigrare, ma siamo ancora qui. Cercate di farcela pagare in tutti modi possibili. Ma siamo ancora qui.

Non vediamo l’ora di guardarla in faccia quando uno sciopero del  lavoro precario paralizzerà le Università. In quel caso forse, caro  Ramses del 2016, quando dirà che il nostro è lavoro non sarà solo una  paraculata, ma sarà perché si renderà conto che senza di noi gli atenei sarebbero col culo per terra.

A presto.

CAMPAGNA DI MOBILITAZIONE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA RICERCA COME LAVORO

Perché mobilitarsi

Il 15 dicembre la Commissione Bilancio della Camera ha bocciato l’emendamento che abbiamo presentato insieme all’ADI, FLC CGIL e LINK per l’estensione della Dis-Coll agli assegnisti, ai dottorandi e ai titolari di borse di studio. Con questa decisione il Governo, contrariamente a quanto sancito dalla Carta Europea dei Ricercatori, si è rifiutato di estendere anche alle ricercatrici e ai ricercatori non strutturati il diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione prevista invece per gli altri lavoratori parasubordinati. Con quale motivazione? Sebbene iscritti alla Gestione Separata INPS, secondo un’interpretazione alquanto discutibile dell’art. 22 della famosa legge 240/2010, per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il nostro rapporto di lavoro con l’Università si caratterizza come “fortemente connotato da una componente formativa”. Per il Ministro Poletti, la cui considerazione degli studi universitari si sintetizza nel suo invito a conseguire una laurea modesta con 97 a 21 anni piuttosto che una a 28 con 110, fare ricerca non è dunque un lavoro. E in seguito anche il Sottosegretario all’Istruzione Faraone, con le sue dichiarazioni ha avallato questa visione per poi, in poche ore, ritrattare e smentire se stesso.

A questo grottesco quanto paradossale tentativo di delegittimazione del nostro lavoro, del sistema universitario e della formazione in generale – iniziato dall’attuale Governo con la “Buona Scuola” – abbiamo deciso di rispondere: se questo non è un lavoro, allora sciopereremo alla rovescia! E di fronte alla evidente volontà politica di smantellare il carattere pubblico dell’Università e di creare un esercito di precari ricattabili, risponderemo con determinazione e coerenza: se una legge è ingiusta, va cambiata! Così come hanno fatto i precari della scuola nel 2014, ottenendo una vittoria storica contro l’abuso dei contratti a tempo determinato da parte del Governo, adiremo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea per chiedere formalmente che il lavoro di ricerca sia sempre riconosciuto come tale anche nel nostro paese, e che i diritti di tutte le figure precarie che fanno vivere i dipartimenti, i centri di ricerca, i laboratori degli Atenei italiani vengano garantiti senza distinzione alcuna.

Invitiamo tutti i ricercatori e le ricercatrici non strutturat* a rendere visibile il proprio lavoro quotidiano, per mostrare a chi ci governa e all’opinione pubblica quanto il funzionamento ordinario delle nostre università dipenda in gran parte anche dalle nostre attività.

Come

Dopo aver partecipato alla compilazione e diffusione del questionario che abbiamo preparato per raccogliere informazioni sulla “materialità” del nostro lavoro e alla 7a Assemblea Nazionale del Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori non Stutturat* che si è tenuta a Firenze lo scorso 29 gennaio 2016, adesso è il momento di aderire allo sciopero alla rovescia.

Indossiamo una maglietta rossa con la scritta #ricercaprecaria in ogni attività che realizziamo come ricercatori (lezioni, convegni, formazione, esami, ricerca sul campo, laboratori…). E’ un’occasione per renderci visibili e per raccontare le ragioni della nostra protesta, nonché le altre questioni che come Coordinamento stiamo cercando di portare avanti: sblocco del turnover, piano di reclutamento, figura unica pre-ruolo, valore legale del titolo di studio del dottorato, critica a questa “valutazione” della ricerca, qualità dell’università.

Documentiamo questa campagna scattando foto che ci ritraggono con la maglietta rossa nei nostri contesti di lavoro, pubblicandole con l’hashtag #ricercaprecaria e condividendole sui social media del Coordinamento o inviandole al nostro indirizzo ricercatorinonstrutturati@gmail.com.

Coinvolgere gli/le altr* 

Perché? In primo luogo perché l’estensione della DisColl è una battaglia di cittadinanza, sono in gioco i nostri diritti di lavoratori e lavoratrici. In secondo luogo perché è nostro dovere raccontare il mondo della ricerca anche fuori dai Dipartimenti e infine perché le scelte di questo Governo continuano a rispettare le raccomandazioni europee solo quando sono scritte dai “mercati” mentre vengono disattese quando si tratta di difendere i “diritti” sociali.

Come? Gli studenti, il personale tecnico-amministrativo e il personale strutturato dell’università che desiderano aderire alla nostra campagna, potranno indossare una maglietta di colore arancione con l’#ricercaprecaria come segno di supporto e solidarietà.

Il link per scaricare l’immagine da stampare sulla maglietta è qui.

La commissione Bilancio boccia l’estensione della Dis-Coll per le precarie e i precari dell’università

E’ notizia di oggi che la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha bocciato la possibilità di estendere la DIS-COLL agli assegnisti di ricerca, come richiedeva l’emendamento approvato il 26 novembre dalla Commissione Lavoro. E’ l’ennesima promessa disillusa che il Governo propone ai giovani ricercatori, l’ennesima stroncatura mossa contro un’intera generazione di lavoratori e lavoratrici precarie che, a fronte di condizioni inaccettabili di vita e di lavoro, si ritrova persino privata di un sostegno al reddito e attaccata dal ministro del Lavoro Poletti. Non si tratta solo di un problema finanziario, dietro questa bocciatura c’è una precisa intenzionalità di delegittimare il lavoro di migliaia di persone che mandano di fatto avanti le Università italiane. Cassare questo emendamento significa infatti non considerare assegnisti e dottorandi (che neanche venivano presi in considerazione nell’emendamento) lavoratori effettivi, relegandoli al ruolo di pre-lavoratori in formazione. 

La realtà dei fatti ci dice altro invece: ci parla di migliaia di dottorandi espulsi dal mondo accademico; di assegnisti che continuano le loro ricerche con rinnovi alternati di anno in anno e che nel frattempo si occupano della didattica, di promuovere convegni e progetti internazionali; ci parla di molti ricercatori che dopo anni continuano a vivere nella zona liminale della precarietà, perché non esiste più un turn-over; ci parla di migliaia di persone che lavorano anche gratuitamente nei loro dipartimenti spinte da promesse che restano sempre inevase.

Questa bocciatura non è solo un ennesimo, improvviso intoppo per l’estensione di ammortizzatori sociali alle figure precarie. E’ un vero proprio attacco pianificato a tutti i lavoratori e le lavoratrici che in forme diverse si sono visti erosi piano piano i loro diritti nell’economia della crisi. E’ una guerra ad una generazione che si vuole povera, sola e isolata, ricattabile e frammentata.

Per questo il 18 dicembre saremo al presidio in piazza Montecitorio

alle ore 14.00, insieme ad ADI, FLC CGIL, LINK e Rete29Aprile, 

 per rispondere a questo ennesimo attacco e per continuare a rivendicare diritti e welfare per tutti i lavoratori precari dell’università e non.

18 DICEMBRE IN PIAZZA: PER L’ANNO CHE VERRÀ NON CI BASTANO I BUONI PROPOSITI

montecitorio 18DIC

      “Dopo le vacanze inizia la dieta” (Elena, studentessa)

“Un 2015 che sia costituente per le università italiane” (Matteo, Primo Ministro)

“L’anno prossimo in palestra 2 volte a settimana” (Andrea, dottorando)

“Rilanciare il sistema di diritto allo studio, ringiovanire il corpo docente attraverso nuove politiche di reclutamento, rinvigorire il rapporto tra Università e lavoro, smantellare rigidità burocratiche che bloccano gli Atenei italiani e ne mortificano l’autonomia” (Francesca, senatrice)

“A Gennaio si smette di fumare” (Marta, ricercatrice)

“5.000 nuove assunzioni nelle Università italiane entro il 2016″ (Stefania, ministro dell’Istruzione)

Si avvicina la fine dell’anno e tra un festeggiamento e l’altro tutti ci cimenteremo in promesse e buoni propositi per l’anno prossimo. Con la fine dell’anno però si avvicina anche l’approvazione della Legge di Stabilità 2016 e sappiamo bene che ciò che sarà scritto in essa varrà molto di più di mille dichiarazioni d’intenti.

Per questo ai tanti annunci del governo e dei parlamentari della maggioranza preferiremmo vedere dei provvedimenti in questa Legge di Stabilità.

Vorremmo vedere per il prossimo anno un investimento in istruzione e ricerca, che inverta la tendenza attuale ma per questo si deve stanziare almeno un miliardo di euro, per ritornare ai livelli antecedenti ai tagli iniziati nel 2008. Ancora una volta invece in legge di stabilità al MIUR sono imposti “risparmi” per oltre 220 milioni per il 2016 di cui 20 al Fondo di Finanziamento Ordinario.

Vorremmo che i tanti ricercatori precari su cui oggi si basano le nostre Università potessero sperare di entrare in ruolo il prossimo anno e non essere espulsi dalla carriera accademica: il piano di reclutamento di 1000 ricercatori di tipo b è del tutto insufficiente; serve infatti un piano di reclutamento di 20000 posti di ruolo in 4 anni per compensare i 12.000 docenti persi negli ultimi anni dall’università italiana e quelli che andranno in pensione nei prossimi anni.

Vorremmo un 2016 senza più idonei non beneficiari di borsa di studio e senza esclusi a causa del nuovo ISEE, per questo oltre ai 50 milioni annunciati da Matteo Renzi ne servono almeno altri 150.

Vorremmo leggere nei rapporti OCSE del 2016 che l’Italia non è più tra le più alte in Europa per tassazione agli studenti e tra le ultime per finanziamenti per Università e ricerca, ma per questo servono investimenti che diano ossigeno agli atenei.

Vorremmo poter dire mai più un dottorato senza borsa, ma non compare in tutta la legge di stabilità alcuna voce riguardante il dottorato di ricerca.

Vorremmo veder garantita anche a dottorandi e assegnisti la possibilità di accedere allaDis-coll, perciò è necessario che l’emendamento approvato alla Commissione Lavoro della Camera riguardante gli assegnisti sia confermato e sia allargato anche ai dottori di ricerca.

Vorremmo che il contratto collettivo nazionale per quelli di noi che lavorano nei servizi tecnici e amministrativi, nelle biblioteche, nei dipartimenti venisse rinnovato con risorse vere e non con l’elemosina prevista oggi dalla legge di stabilità. Vorremmo che la contrattazione negli Atenei non la si dovesse fare con il Ministero del Tesoro ma con le naturali controparti. Vorremmo che chi lavora con contratti precari venisse stabilizzato anziché dover lottare ogni anno per una proroga che serve prima di tutto alle amministrazioni.

Vorremmo che anche all’Università, acquisiti i tagli stipendiali dal 2010 ad oggi, venisse riconosciuta l’anzianità di servizio ai fini giuridici e pensionistici e che gli scatti stipendiali, ormai a valutazione, ripartissero dal 2015. Questo perché non ci pare il caso di continuare a penalizzare per tutta la vita lavorativa chi ci lavora negli atenei, colpendo in particolare, al solito ed in barba alla retorica pubblica, i più giovani.

Vorremmo una Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) che fosse un modo per migliorare il sistema, non un guazzabuglio per giustificare i soliti tagli, aumentare gli squilibri e creare nuovi potentati accademici. E la vorremmo con criteri chiari e condivisi, non stabiliti ex post; non dovrebbe seguire modalità tecniche oscure e chiuse, pensate per arricchire le solite strutture “tecniche di servizio” e oscurare la trasparenza del processo.

Vorremmo che le nuove generazioni non venissero trattate come spazzatura. Vorremmo poter progettare il nostro futuro. Vorremmo liberarci dal ricatto e dalla povertà e avere reddito.

E’ tempo che i buoni propositi si trasformino in investimenti; le nostre proposte in merito sono scritte nero su bianco. Il 18 dicembre saremo in presidio davanti alla Camera dei Deputati per non sentirci dire dal Governo e dal Parlamento: “anche quest’anno… si investe il prossimo anno”.

#lannocheverrà
#80vogliadi

ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani
Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati
FLC-CGIL – Federazione Lavoratori della Conoscenza
Link – Coordinamento Universitario
Rete 29 Aprile

GENERAZIONE ’80? NON SOLO TRASH! – 06.12.2015

 

      Non si esce vivi dagli anni '80 - Afterhours

#80nonsolotrash_1

La rimozione di Boeri e Poletti della guerra ad una generazione

“Laurearsi con 110 e lode a 28 anni non serve a un fico” – 26/11/15 Giuliano Poletti

“Dovremmo immaginare contratti che non abbiano come unico riferimento l’ora-lavoro”, idem

“Se oggi avessi 35 anni sarei preoccupato per il mio futuro pensionistico” – 1/12/15 Tito Boeri

Ormai tutti conosciamo a memoria queste dichiarazioni, rimbalzate su blog, siti mainstream e social network e immediatamente divenute oggetto di accese polemiche. Dichiarazioni rilasciate da Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e Tito Boeri, presidente dell’INPS, acronimo di una formula che appare ormai definitivamente vintage: Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

Forse ha senso partire da qui, dal ruolo ricoperto da questi soggetti, dal significato che dovrebbero avere i titoli delle istituzioni di cui sono a capo e dalla responsabilità del loro ruolo politico ed istituzionale, per capire la gravità di queste dichiarazioni e la sorprendente normalizzazione di cui sono state oggetto nello schiacciasassi della comunicazione di massa. Quello che abbiamo davanti, nella sua desolante schiettezza, è un vero e proprio rovesciamento del piano di realtà.

Con un lessico allarmistico tipico della “Shock economy” si descrive una realtà esperita ormai dalla cosiddetta “Generazione anni 80”, come ci definisce Boeri, come una sciagura derivante dal fato, una specie di Tsunami imprevedibile e allo stesso tempo incontenibile da cui ognuno è chiamato a salvarsi: “Non ci sono alternative, i giovani versino i contributi”, dice (ancora) Poletti, come a dire: non possiamo farci nulla, compratevi l’ombrello, io faccio solo le previsioni del tempo.

Peccato però che ciò che viviamo non sia una precipitazione del caso ma l’effetto di precise politiche di smantellamento dei diritti e del welfare perseguite con metodica razionalità negli ultimi anni, e di cui le stesse istituzioni dirette da Poletti e Boeri sono pienamente complici. La precarizzazione definitiva del lavoro, la sottoqualificazione, l’iper- e l’auto-sfruttamento, la gratuità del lavoro contemporaneo e l’assenza di ammortizzatori sociali non sono altro che conseguenze dirette delle riforme della scalità e del lavoro di cui il Jobs Act è stato solo l’atto nale.

Ma c’è di più. Non è un caso che il ministro del Lavoro (e, ricordiamolo, delle Politiche Sociali), nella raffica di dichiarazioni degli ultimi giorni, abbia parlato allo stesso tempo del superamento delle ore-lavoro e del rapporto tra voto ed età di laurea. Qui si svela uno dei punti centrali del progetto neoliberale degli ultimi 15 anni di cui questo governo sembra farsi portatore: la convergenza tra i processi di smantellamento del welfare, la progressiva dismissione e dequali cazione dell’università pubblica e la precarizzazione strutturale del lavoro. Processi che hanno trovato proprio nell’università pubblica il luogo in cui sperimentarsi e affinarsi, trasformando (forse non più solo) una generazione intera in un campo di battaglia per la competizione su risorse sempre più scarse.

Ed ecco il cortocircuito di queste dichiarazioni. Noi siamo quella generazione di mezzo, la “Generazione degli anni ’80” di cui parla Boeri, che ha visto l’università pubblica trasformarsi da luogo di produzione di sapere e conoscenza in un mercato di nozioni da spendere il prima possibile nel mondo del lavoro, e che ora, dopo essere stata guidata da una promessa di riconoscimento sempre futuribile, si trova ammassata davanti alle sue porte, iperqualificata, precaria, e senza alcuna speranza di poter accedere stabilmente al mondo della ricerca. Prima come studentesse e studenti, ed ora come ricercatori e ricercatrici non strutturat* siamo stat* testimoni della dismissione di una delle istituzioni più importanti per una società che si vuole avanzata, democratica, libera. I valori fondanti delle riforme neoliberali ci hanno addestrati alla competizione sacrificando cooperazione e solidarietà; ci hanno resi soli e isolati di fronte all’erosione dei nostri diritti; ci costringono all’autosfruttamento dovuto alla ricattabilità della nostra condizione; ci portano a frammentare i percorsi di ricerca adattandoli a ciò che di volta in volta viene considerato utile e spendibile dalle linee di nanziamento esterne all’accademia.

Torniamo dunque alla realtà e cominciamo a chiamare le cose con il loro nome. Il ministro Poletti dovrebbe sapere bene che il rapporto ora-lavoro per noi è saltato da tempo, perché per passione o per forza dedichiamo già tutta la nostra vita alla sopravvivenza della ricerca e della didattica dei nostri dipartimenti, e perché di fatto le nostre competenze relazionali, cognitive e intellettive sono già messe completamente a valore; dovrebbe essere inoltre a conoscenza del fatto che non solo il nostro lavoro non è riconosciuto in termini quantitativi, ma non lo è anche e soprattutto nella sua qualità: dopo anni di formazione superiore siamo ancora considerati poco più che studenti, e (se e quando abbiamo un contratto) versiamo contribuiti alla gestione separata INPS, ma questo non ci garantisce l’accesso agli ammortizzatori sociali come la dis-coll e, naturalmente, men che meno arriveremo alla pensione. Allo stesso tempo, il Presidente Boeri è ben consapevole che noi siamo già preoccupatida tempo per il nostro futuro, e lo siamo anche per il nostro presente, ma di preoccupazione non si mangia, ed è venuta l’ora di dare delle risposte concrete.

Il DL Stabilità in discussione alla Camera, ampiamente celebrato da Renzi e Giannini, non sposta di molto la prospettiva del nostro futuro, prevedendo una serie di misure che abbiamo già ampiamente criticato. Di fronte allo smantellamento strutturale dell’università pubblica, in corso da anni, che ha di fatto espulso dall’accademia migliaia di ricercatori precari, l’assunzione di 1000 Ricercatori a Tempo Determinato di tipo b (tenure track) è ben poca cosa. Altrettanto, la logica propagandistica con cui 500 eccellenze verrebbero richiamate dagli Atenei risulta inutile quanto iniqua, differenziando i procedimenti di reclutamento tra ricercatori e ricercatrici all’interno dell’università pubblica. Ancora più grave, perché conferma una volta per tutte la volontà di precarizzare definitivamente la ricerca pubblica, è la liberalizzazione dei contratti per Ricercatori a Tempo Determinato di tipo a, posizioni che non prevedono alcuna possibilità di strutturazione ma che anzi si affiancheranno agli assegni di ricerca come forma universale di precariato universitario.

Il tutto, tanto per cambiare, in un quadro di ulteriore de-finanziamento al MIUR, che ripartirà le sempre più scarse risorse secondo criteri di distribuzione imposti dalla VQR, già contestata in molti atenei italiani anche per la logica di erenziante che caratterizza i sistemi di valutazione meritocratica senza considerare i contesti materiali in cui ricerca e didattica si svolgono. Tutto cià non può che riversarsi, ancora una volta, sulle condizioni di vita/lavoro di chi già vive sulla propria pelle lo smantellamento dell’università pubblica.

E’ per questo che pensiamo sia più che mai necessario rimetterci in movimento, ora che alla Camera si sta discutendo del DL Stabilità 2016. Rivendichiamo il riconoscimento del nostro lavoro e della nostra professionalità, dei nostri diritti e della qualità della ricerca che svolgiamo, in un quadro di rifinanziamento strutturale di tutto il comparto universitario e dell’istruzione pubblica. Inoltre, poiché come studiosi della realtà non ne siamo avulsi, sappiamo bene che le scelte di finanziamento non sono neutre e non dipendono esclusivamente da una presunta scarsità di risorse. Chiediamo quindi che i finanziamenti previsti per l’industria bellica vengano congelati e devoluti interamente alla ricerca, al welfare e alla continuità di reddito di tutt*.

#80vogliadiReddito

#80vogliadiPensione

#80nonsoloTrash

Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati Universitari

DIS-COLL per tutt*: UN PICCOLO PASSO AVANTI, MA NON CI BASTA!

È di pochi giorni la notizia che nella Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera è stato approvato un emendamento alla Legge di Stabilità 2016 che da una parte proroga la copertura finanziaria della DIS-COLL al 2016 (stanziamento di circa 300 milioni di Euro) e al 2017 (73 milioni), e dall’altra estende questo sussidio di disoccupazione anche agli ASSEGNISTI DI RICERCA!

Data l’intermittenza di reddito cui sono costretti i ricercatori precari, ma, soprattutto, l’attuale massiccia espulsione di queste figure non strutturate da un sistema universitario in perenne definanziamento da un decennio a questa parte, questa potrebbe essere una buona notizia da cui ripartire e per rilanciare immediatamente le mobilitazioni.

Prima di tutto infatti, il raggiungimento di questo, per ora potenziale, risultato è un’iniezione di fiducia e coraggio e conferma che è possibile strappare delle vittorie a patto che si costruiscano iniziative dal basso che sappiano essere allo stesso tempo inclusive ed espansive.

La mobilitazione per l’estensione della DIS-COLL è stata infatti costruita da molti soggetti: dal Coordinamento, dalla Coalizione 27 Febbraio, dall’ADI, dall’FLC, e da molti altri singoli colleghi e cittadini.

I presidi partecipati sotto l’INPS ad aprile, cui ha fatto seguito il tavolo con Boeri, la raccolta firme sotto forma di petizione e lo speakers corner sotto il Ministero del Lavoro a giugno, con conseguente incontro con i tecnici del Ministero, hanno portato i loro frutti!

Questo entusiasmo positivo va tuttavia ora tradotto in energia propulsiva. Prima di tutto occorre mettere in pratica delle forme di mobilitazione con lo scopo di tenere alta l’attenzione su questo tema, per evitare che questo emendamento venga cestinato nell’Aula della Camera dalla nostra lungimirante classe politica che in quindici anni è stata capace di distruggere il nostro sistema universitario.

In secondo luogo, rivendichiamo l’ampliamento della platea dei beneficiari, dato che restano tutt’ora esclusi i dottorandi e gli specializzandi in medicina. Chiediamo inoltre con forza la retroattività dell’estensione della DIS-COLL, per tutti gli assegnisti già espulsi dalle Università senza neanche una euro di sussidio. Va da sé che lo stanziamento per il 2017 non è assolutamente sufficiente e va quindi necessariamente aumentato.

Un primo risultato può essere ottenuto, ma non abbiamo di certo cominciato per fermarci alla prima piccola (ma importante) vittoria

Ce n’est qu’un debut…

Anche con l’intersindicale: prosegue il percorso per la presentazione degli emendamenti al ddl stabilità 2016

ADI, ANDU, ARTeD, CISL-Università, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL RUA

1 DICEMBRE 2015

GIORNATA NAZIONALE DI DISCUSSIONE NEGLI ATENEI 

ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA

Nell’Università italiana si riduce drammaticamente il numero degli studenti e dei laureati, si demolisce il diritto allo studio, aumentano i precari e diminuiscono i docenti di ruolo, si peggiorano le condizioni per lo svolgimento dell’attività didattica e di ricerca dei docenti ai quali viene negato il giusto riconoscimento retributivo, non si rinnova il contratto al personale tecnico-amministrativo.

In questo contesto è in corso negli Atenei una crescente mobilitazione con il rifiuto di collaborare all’esercizio della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR).

Oltre alla richiesta dello sblocco degli scatti e del ripristino del livello di classi che i docenti avrebbero maturato in questi anni, la protesta sta ora riguardando anche tutte le altre questioni che richiedono un intervento urgente per impedire la definitiva demolizione dell’Università e per consentirne il rilancio. La protesta sta coinvolgendo anche molti Organi accademici (Dipartimenti, Senati Accademici, Consigli di Amministrazione) e ha avuto il riconoscimento del CUN che, insieme alla CRUI, ha chiesto la sospensione e la revisione delle procedure della VQR.

Alle precise e forti richieste che emergono dal mondo universitario il Governo finora ha dato risposte insufficienti (sblocco degli scatti senza il ripristino del livello di classi, 1000 posti di RTDb (Ricercatori a Tempo Determinato di tipo b) o che addirittura vanno nella direzione opposta (500 posti di professori ‘speciali’, eliminazione di ogni limite ai posti di RTDa (Ricercatori a Tempo Determinato di tipo a), istituzione di un costosissimo polo di ricerca controllato dall’IIT), blocco delle risorse per la contrattazione integrativa per il personale TAB e delle progressioni di carriera, esclusione dei ricercatori a tempo determinato dalla possibilità di essere coordinatori scientifici nei progetti PRIN.

Le Organizzazioni universitari rappresentative di tutte le componenti (professori, ricercatori, precari, tecnico-amministrativi, studenti) ribadiscono la necessità di una risposta adeguata ai problemi più urgenti dell’Università:

DIRITTO ALLO STUDIO E DOTTORATI

E’ necessario un investimento consistente sul diritto allo studio (totalmente assente nell’attuale testo della Legge di stabilità) che preveda l’assegnazione delle borse di studio a tutti gli aventi diritto, allargando l’attuale platea, e l’eliminazione delle gravi storture derivate dal nuovo ISEE che hanno prodotto l’esclusione dalle borse decine di migliaia di studenti.

E’ altresì necessaria la copertura delle borse di dottorato per tutti i posti banditi.

ELIMINAZIONE DEL PRECARIATO E NUOVO RECLUTAMENTO

I 1000 posti di RTDb previsti dalla Legge di stabilità sono assolutamente insufficienti a fronte degli oltre 40000 attuali precari e alla perdita di circa 20000 posti di docenti di ruolo che si registrerà nei prossimi anni. A questo va aggiunto che con l’eliminazione di ogni limite al bando di RTDa si consoliderà quanto previsto dalla legge 240 del 2010: sostituire i ricercatori di ruolo (messi ad esaurimento) con migliaia di ricercatori precari obbligati a svolgere didattica e ricerca come i professori. Al contrario, bisogna dare sbocchi agli attuali precari bandendo 20000 posti di ruolo (4000 all’anno per i prossimi cinque anni), con la proroga delle attuali posizioni fino all’espletamento dei concorsi per i posti di ruolo). Va inoltre contestualmente prevista un’unica nuova figura di pre-ruolo, prevedendo che il numero di questi contratti sia rapportato al numero dei posti di ruolo programmati.

SBLOCCO DELLE RETRIBUZIONI E DELLE PROGRESSIONI DEI DOCENTI

Il bando di 500 posti di professori eccellenti, con la delega in bianco al Governo di stabilire procedure di reclutamento e stato giuridico comunque diversi da quelli degli attuali professori, vanno nella direzione opposta alla richiesta del docente unico, con uguali mansioni e uguali diritti e doveri. La somma prevista per questa operazione-spot (adeguatamente aumentata) dovrebbe essere invece utilizzata per sbloccare le classi stipendiali, per il recupero – giuridico ed economico – di quanto perso in questi anni, e per coprire nazionalmente il costo degli avanzamenti di carriera dei docenti universitari.

RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

Per il personale tecnico-amministrativo si chiede il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro (scaduto dal 2009!), con il recupero degli oltre 6.000 euro persi in media dai lavoratori dal 2009 ad oggi., e l’eliminazione dei vincoli alla contrattazione decentrata e alle progressioni.

NUOVO CENTRO DI RICERCA A MILANO E FINANZIAMENTO DELL’UNIVERSITA’

Il progetto di stanziare 1500 milioni in dieci anni per costituire a Milano un nuovo centro di ricerca sotto il controllo dell’IIT di Genova, ripropone un ‘modello’ e una procedura assolutamente non trasparente di allocazione di ingenti risorse nella ricerca finanziata dallo Stato, senza il coinvolgimento diretto e la valorizzazione della comunità universitaria,  mentre si torna a dare spazio  ai soliti interessi confindustriali. Con questa scelta si va nella direzione di una ricerca (e del suo controllo) sempre più esterna all’Università, con costi immensi e a discapito del finanziamento degli Atenei, ridotti in condizioni tali da non potere più assicurare una elevata qualità di insegnamento e di ricerca, necessaria per il rilancio dello sviluppo sociale ed economico del Paese.

INIZIATIVE PROPOSTE DALL’INTERSINDACALE

  1. Si elaboreranno emendamenti che saranno proposti durante l’iter parlamentare della Legge di stabilità e di altri provvedimenti riguardanti l’Università.
  2. Si chiederanno audizioni e incontri a livello politico-parlamentare per illustrare il documento e gli emendamenti.
  3. E’ indetta una giornata nazionale di discussione negli atenei per martedì 1 dicembre 2015.
  4. Si terrà a Roma, alle 14.30 di martedì 1 dicembre 2015, presso il Rettorato della Sapienza, un’Assemblea nazionale, con Conferenza stampa, alla quale saranno invitati a partecipare i Parlamentari e i Partiti.