Riflessioni sulla annunciata riforma del pre-ruolo universitario

28aprile

Generazione perduta o depredata?

Mario Monti nel 2012 affermò che “i 30-40enni che non trovano lavoro sono spacciati. Quindi meglio dedicarsi ai più giovani”. La “Buona università”, che annuncia l’ennesimo cambiamento del reclutamento, potrebbero implicitamente seguire questa via maestra. La delegata scuola e università del PD, Puglisi, in una dichiarazione riportata dal Sole 24Ore, afferma che è arrivato il momento di accorciare il percorso troppo lungo fatto per arrivare alla docenza, dimenticandosi però di alcune conseguenze che potrebbe avere l’ennesimo cambiamento su chi quel percorso lungo in parte l’ha già percorso da anni, se non vengono prese delle misure urgenti in primo luogo in relazione ai finanziamenti e a piani (realmente) straordinari di reclutamento di figure tenure track. Anche quello che sulla carta viene mostrato (o potrebbe essere) virtuoso, senza una seria politica di finanziamento alla ricerca, potrebbe risultare un’arma a doppio taglio o un vero e proprio suicidio (sia per i precari che per l’Università nel suo complesso). Guardando sempre ad un futuro prossimo, in cui le cose “andranno a regime”, si continua a non tenere conto del precariato storico – “i 30-40enni spacciati”. I tempi sono ormai maturi affinché si metta mano a una stabilizzazione reale dell’enorme massa di persone precarie che da anni lavorano nell’università senza (attualmente) reali sbocchi.

I finanziamenti destinati a ricerca e formazione

Un documento presentato al Senato nel dicembre del 2014 mostra la loro drastica riduzione negli ultimi sette anni. I tagli ai finanziamenti sono da imputarsi ad una precisa scelta politica, dato che, nello stesso arco di tempo, la spesa pubblica complessiva è cresciuta, anche al netto della spesa per il debito. Tra i principali tagli ci sono quelli all’istruzione scolastica: – 2,9 miliardi, pari al 6,5% del budget massimo relativo del 2010; alla ricerca scientifica: – 1,3 miliardi rispetto al massimo relativo del 2008; all’istruzione universitaria: – 0,8 miliardi rispetto al massimo relativo del 2008. La cronica assenza di fondi si abbatte particolarmente sul fronte del reclutamento, specie nei livelli d’ingresso alla carriera accademica.
A riguardo, Roars ricorda che: “I dati forniti dall’Ufficio di Statistica del MIUR mostrano come dal 2003 il numero totale dei ricercatori è andato diminuendo progressivamente, senza che l’ingresso nel ruolo delle nuove figure contrattuali a tempo determinato previste dalla legge n° 240/2010 abbia minimamente tamponato questa decrescita. I numeri degli RTD, infatti, restano piuttosto esigui. La figura mostra inoltre come le università italiane abbiano fatto progressivamente ricorso ad assegnisti e lavoratori autonomi per sopperire alla scomparsa dei ricercatori. A partire dal 2011, infatti, la somma tra assegnisti ed autonomi eguaglia il numero dei ricercatori e di qui in poi li supera, con un andamento in continua crescita. [….] Gli atenei non hanno già i soldi per bandire posizioni da RTD-A ed a breve per molti mancheranno anche i fondi per bandire assegni di ricerca o contratti di prestazione. A salvarsi saranno solo quelle istituzioni titolari di progetti di ricerca finanziati da enti esterni e quelle che, sottraendole involontariamente ad altre università, riceveranno risorse aggiuntive dalla quota premiale del fondo di finanziamento ordinario”.

Il nostro sistema universitario ha perduto, come certificato dal CUN, più di 12000 docenti (- 20%) negli ultimi sette anni, a causa delle drastiche riduzioni del Fondo di Finanziamento Ordinario dell’ultimo decennio e delle notevoli limitazioni al turn-over. I ricercatori precari che in questo stesso decennio hanno consentito agli Atenei di tenere in piedi le attività di ricerca e di didattica sono stati oggetto di un massiccio processo di espulsione dall’Università: dei circa 50.000 attivi nei nostri atenei nel decennio 2003-2014 solo il 3% risulta attualmente strutturato nell’Università come emerge dall’indagine “Ricercarsi” promossa dalla FLC CGIL. In questo contesto un piano di reclutamento di 1000 ricercatori tenured – “piano straordinatio RtdB” (http://attiministeriali.miur.it/anno-2016/febbraio/dm-18022016.aspx) – appare del tutto inadeguato nei numeri alle esigenze del sistema universitario. Come da proposte emendative alla Legge di Stabilità 2016 condivise da FLC CGIL, ADI, LINK, CRNSU si dovrebbe puntare ad un incrementato di 275 milioni di euro per l’anno 2016 di 600 milioni per il 2017, di 900 per il 2018, di 1200 per il 2019.

Un tale investimento consentirebbe un ampio e pluriennale reclutamento straordinario di nuove posizioni tenured (almeno 6000 all’anno per il prossimi 5 anni) che garantisca la tenuta del sistema universitario italiano e permetta la stabilizzazione nel ruolo di un ampio numero di studiosi attualmente ai margini. Negli anni accademici dal 2014/15 al 2017/18, le cessazioni per pensionamento di professori ordinari, associati e ricercatori libererà circa 800.000.000 di Euro e questi dovrebbero essere destinati in via prioritaria al reclutamento. Il solo turn-over al 100% sulle risorse sosterrebbe circa l’80% del reclutamento richiesto.

Altre criticità evidenti dell’attuale sistema

  • Aumento negli ultimi anni del numero degli assegnisti e dei borsisti di ricerca, figure parasubordinate che non hanno diritto né alle protezioni sociali classiche, né alla DisColl, ossia la nuova e temporanea indennità di disoccupazione per i Cococo, gli ex Cocopro e figure parasubordinate.
  • La “liberazione” dal turn-over delle sole figure di rtd di tipo a) (senza tenure-track), previste dalla Legge di stabilità 2016, aggrava il processo di precarizzazione delle figure della ricerca e della docenza, incoraggiando gli atenei ad avvalersi di ricercatori precari –meno costosi e più governabili di figure con tenure-track. Il rischio più grave, al quale peraltro stiamo assistendo, è che a conclusione del contratto RtdA non ci sia una reale possibilità di stabilizzazione.

Il DdL Pagliari, “Modifica all’articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, in materia di ricercatori a tempo determinato”

E’ in questo quadro sconfortante che si inserisce la proposta di mettere mano nuovamente al reclutamento a partire dal DDL S. 1873 (noto come DDL Pagliari), in discussione al senato.

Esempi specifici sui risvolti che potrebbero avere alcuni emendamenti in discussione nell’ambito del DdL Pagliari:

L’eliminazione delle attuali tipologie contrattuali degli assegni proposta da Tocci nell’ambito del Ddl Pagliari e la trasformazione degli attuali RtdA quale primo step post-dottorato (emendamento 1.5). Il cambiamento è necessario, per i limiti delle attuali tipologie contrattuali degli assegni e delle borse di ricerca. Il contratto di lavoro dipendente permette dunque di estendere le tutele ora presenti negli RtdA anche al periodo di post-dottorato (DIS_COL, contributi, tutele, base stipendiale etc).

Punti per cui chiedere chiarimenti specifici:

“L’idea alla base di questa riforma – spiega Puglisi – è quella di prevedere un percorso di tre anni da post doc dopo il dottorato per accedere poi alla tenure track che apre la porta alla docenza: in tutto cinque anni”. Oggi invece accade che un ricercatore riesca ad accumulare fino a 4 anni di assegni di ricerca, a cui se ne aggiungono 5 (3+2) da ricercatore di tipo a e poi altri 3 come ricercatore di tipo b. Un percorso troppo lungo per arrivare alla docenza che la riforma vuole accorciare.

  • Il contratto post-dottorato a cui fa riferimento la Puglisi nell’intervista citata sostituirà gli attuali assegni e borse di ricerca? In caso affermativo questi ultimi due tipi di collaborazione verranno eliminati? O, come proposto da Tocci (emendamento 1.5 del DdL Pagliari), saranno gli attuali assegni di ricerca che “verranno conferiti secondo le modalità normative ed economiche previste per gli attuali contratti di tipo RtdA” e dunque si potranno avere contratti di lavoro non solamente triennali ma, ad es., annuali o biennali?
  • Il contratto post-dottorato sarà finanziato su fondi ministeriali o graverà su fondi esterni?
  • Quali saranno i parametri di accesso alla nuova figura pre-Ruolo con tenure track? Varranno gli attuali parametri di accesso agli RtdB? In quest’ultimo caso, chi non ha questi parametri ma ha comunque maturato anni di esperienza di ricerca deve svolgere il nuovo percorso di post-dottorato?
    Per accedere al contratto di post-dottorato, esisterà un limite di anni massimo dal conseguimento del dottorato (es. 5 o 7 anni)?
  • Come avviene esattamente il rinnovo dopo il primo triennio? I punti organico, data la tenure track, dovranno essere già impegnati e disponibili, come per gli attuali RtDB, fin dal primo anno della tenure track? Esistono casi in cui – indipendentemente dal percorso maturato durante il primo triennio – per mancanza di finanziamenti, al ricercatore non si rinnovi il contratto?

Rischi:

Se la modifica del pre-ruolo non verrà accompagnata da un ingente finanziamento del reclutamento da espletare in tempi stretti, ci troveremo nuovamente nell’assurda situazione che ciò che viene dichiarato e sbandierato come intervento migliorativo, sia l’ennesima trappola per i “precari storici”. Quelli che sono buoni intenti per il futuro (percorso dottorato – post-dottorato – contratto tenure track di 5 anni) non possono essere applicati senza un forte investimento, ora, nella stabilizzazione del precariato storico e, in futuro, garantendo finanziamenti adeguati alla ricerca. Altrimenti l’espulsione del precariato (storico e futuro) sarà ancora più accentuata.

Infatti se, dopo l’estate (periodo in cui si ipotizza di chiudere la “riforma pre-ruolo” – i bandi destinati al reclutamento della figura pre-ruolo si baseranno sui fondi del Piano straordinario RtdB (http://attiministeriali.miur.it/anno-2016/febbraio/dm-18022016.aspx) e sull’FFO sarà ancora più probabile:

  1. L’espulsione dal sistema di un gran numero di precari (che ora possono “sopravvivere” attraverso assegni e RtdA e che magari non potranno accedere al contratto di post-dottorato se viene messo un limite di tempo dal conseguimento. Peraltro è assurdo richiedere un ennesimo periodo di post-dottrato a persone ormai altamente formate);
  2. L’allungamento del precariato e dunque, a differenza di quanto annunciato dalla Puglisi, l’innalzamento dell’età dei ricercatori. Molti 35/40enni vincendo ora un RtdB, potrebbero essere stabilizzati entro un triennio, previa acquisizione dell’idoneità di II fascia. Si troverebbero dunque nella situazione di vedersi invece allungare questo periodo dagli attuali 3 anni degli RtdB ai 5 anni della nuova figura pre-ruolo. Questo vale sia per coloro che hanno raggiunto i parametri di accesso agli RtdB avendo maturato i tre anni di assegni e/o borse di ricerca, ma anche per coloro che hanno/stanno svolgendo degli RtdA. Molti si potrebbero trovare nell’assurda situazione di aver svolto 3+2 anni da RtdA e di dover svolgere altri 5 anni della nuova figura pre-ruolo.

Chiediamo, ORA:

  • Priorità massima al reclutamento, che si deve espletare attraverso:
    1. Aumento finanziamenti e reale piano straordinario del reclutamento di figure tenuered track. L’unico modo serio per affrontare il problema è un finanziamento del MIUR specificamente diretto agli RtdB (o alla figura unica pre-ruolo con tenure track se approvata rapidamente), realmente straordinario, svincolato dai limiti del turn-over, analogo a quello che fecero Mussi-Modica per i ricercatori. Recuperare le risorse perdute a causa dei pesantissimi tagli prodotti all’FFO dal 2009 ad oggi.
    2. Priorità del reclutamento su avanzamenti di carriera. E’ necessario infatti separare i fondi destinati al primo reclutamento da quelli destinati ai passaggi di carriera, dando priorità massima al reclutamento.
  • Fornire i fondi necessari affinché anche tutti i contratti RtdA previsti negli attuali piani triennali dei Dipartimenti possano essere “convertiti” in questa figura con tenure track. Inoltre, aumentare i fondi (vd. punto 1) in modo che i posti destinati al reclutamento in programmazione triennale nei vari dipartimenti/atenei vengano sensibilmente aumentati. Evitare che i contratti RtdA vengano invece convertiti in contratti post-dottorato, per i quali dovranno essere trovati fondi e finanziamenti aggiuntivi adeguati.Per porre un freno alla crescita ulteriore del precariato deve essere garantita una proporzionalità tra reclutamento di figure RtdA e figure RtdB, o – in caso di approvazione della figura unica del pre-ruolo – tra i contratti subordinati a tempo determinato di post-doc e le posizioni tenured attivate.
  • Nell’istituzione della figura unica preruolo con tenure track, in una prima fase transitoria, per evitare un allungamento dei tempi a causa dell’ennesima riforma, deve essere possibile, dopo il primo triennio, l’inserimento in qualità di professore di seconda fascia a coloro che saranno in possesso dell’abilitazione scientifica-nazionale.

3 pensieri su “Riflessioni sulla annunciata riforma del pre-ruolo universitario

  1. Gianluigi Zito

    Temo che molti assegnisti possano diventare esodati della ricerca. In due bandi recenti, compreso quello iPhD, si fa riferimento a 5 anni di limite dal dottorato. Il precariato è saturo a 7-8 anni… c’è rischio esodati nella nuova manovra che deve essere arginato!!!! E per la serie ” all’estero sono più bravi e rientro dei cervelli… ” è molto sopravvalutato il fatto che dall’estero dovrebbero importare nuova linfa, non prendiamoci per il culo, all’estero ci sono più possibilità ma in quanto a cervello non c’è storia, non dipende dallo stare all’estero, come moltissimi ignoranti della ricerca (politici e opinionisti) sembrano pensare. All’estero c’è una scuola è una tradizione molto più forte perché tale scuola si è costruita nei decenni (da noi il dottorato esiste da poco più di vent’anni): bisogna costruire l’Accademia e la Ricerca che si traduca in produzione anche in Italia. È il sistema che va rifondato come struttura e filosofia, e per quello servono cervelli che conoscano il sistema internazionale, ma i cervelli oggi hanno anche più di 35 anni e si trovano intrappolati in Italia. Cerchiamo di non essere naives, cerchiamo di non essere provinciali.

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  2. Paolo

    Riguardo
    Riguardo alla riforma del pre-ruolo universitartio vorrei segnalare che, per vari motivi alcuni hanno contratti a progetto per ricerca (dlgs 276/03), Co.co.co (art. 409c.p.c) e in parte collaborazioni occasionali (ex art 2222 c.c.).

    Di recente (nel decreto milleproroghe) anche gli assegni post-gelmini sono stati ammessi quale requisito di partecipazione per i concorsi da ricercatore tipo b.

    Un’intera categoria di ricercatori non strutturati con contratti atipici è stata quindi ignorata e ,ad oggi, non possiede i requisiti per poter partecipare ai concorsi di tipo b.

    Non sarebbe equo dare a questi ricercatori (atipici) la possibilità di partecipare ai concorsi di tipo b?
    In fondo qual è la differenza sostanziale tra un assegnista e un co.co.pro di ricerca?

    Nell’attuale discussione del ddl 1873 potrebbe essere inserito un qualche emendamento che consenta l’accesso anche a coloro che abbiano maturato un triennio di ricerca anche tramite contratti atipici.

    Grazie dell’attenzione

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