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#ProntiPerRoma: Sì al confronto pubblico, no alle trattative private

Come nella peggior tradizione sindacale di questo paese, anche nel settore della Ricerca esistono organizzazioni sindacali il cui unico scopo è la propria sopravvivenza e riproduzione. Questo a scapito, naturalmente, della creazione di larghi movimenti reali che siano in grado di trasformare radicalmente una realtà fatta di definanziamento, precarietà, sfruttamento, lavoro gratuito e cooptazione.

Questi i fatti. Per oggi, 9 marzo, è previsto un incontro fra tutte le componenti dell’Università e il MIUR nelle persone del capo dipartimento per la formazione superiore e la ricerca, prof. Marco Mancini, e la vice capo di gabinetto, dott.ssa Marcella Gargano. Il tema all’ordine del giorno è il superamento della precarietà ormai diventata strutturale nei nostri atenei. Un tema che non dovrebbe assolutamente essere spinoso, ma che lo è diventato per il corporativismo della maggior parte dei docenti strutturati, timorosi di vedere rovesciati i rapporti di forza all’interno dei dipartimenti. Per questo motivo diverse volte in questi anni ci siamo confrontati come Coordinamento con tutte le altre componenti per discutere su questo punto.

L’ultima volta il 4 febbraio, con l’obiettivo di chiedere appunto un incontro con la neo-ministra. Il risultato di tutto questo iter? E’ notizia di ieri che martedì 7 marzo Flc-cgil e ADI hanno incontrato lo stesso Mancini al MIUR ed “altri vertici” in un bell’incontro organizzato in tutta segretezza.

In questo tavolo privato, FLC e ADI hanno presentato proposte e rivendicazioni senza, fra l’altro, renderle pubbliche. Voi direte che c’è un comunicato stampa. Certo. Parla di reclutamento ordinario e straordinario, dis-coll, riforma delle figure pre-ruolo. Tutte cose condivisibili, ci mancherebbe.

Ma come si intendono raggiungere questi risultati annunciati così, senza dettagli? Vogliamo tornare ad un numero di personale strutturato paragonabile al periodo pre-Gelmini?  Vogliamo vincolare punti organico per il reclutamento di nuovi ricercatori, differenziandoli dagli avanzamenti di carriera che hanno assorbito la più grande fetta delle risorse in questi ultimi anni? Vogliamo rispondere a chi chiede la reintroduzione dei ricercatori a tempo indeterminato, che ciò equivale a condannare un’intera generazione (se non due) di ricercatori all’espulsione visti i tempi con cui in questo paese vengono licenziate le riforme? E così via…

FLC e ADI si sono fatti il loro bell’incontro (alla faccia di tutte le altre componenti) e non è neanche dato sapere realmente quali richieste abbiano avanzato.

Questo modo unilaterale di procedere è totalmente inaccettabile e depotenzia l’efficacia delle comuni richieste.

Noi del Coordinamento siamo invece convinte/i che la strada da percorrere sia un’altra. Una strada che si fonda sull’attivazione reale di percorsi di mobilitazione con lo scopo chiaro di trasformare profondamente la situazione attuale degli atenei e non di portare a casa qualche briciola da sbandierare qua e là secondo le proprie convenienze.