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Bigino per scioperare l’8 marzo anche da precari*: Se la nostra ricerca non vale, allora scioperiamo!

Come sappiamo, la didattica e la ricerca negli atenei pubblici sono tenute in piedi da migliaia di precari* della ricerca. Lezioni, esami, ricevimenti, tesi, lavoro amministrativo, progettazione: tutto lavoro portato avanti con contratti a termine che si susseguono senza alcuna tutela – come il sussidio di disoccupazione o i congedi di maternità e paternità – perché secondo il Ministro del Lavoro Poletti, sì quello del boom del lavoro a chiamata con i vouchers, il nostro non è considerato un vero e proprio lavoro, nonostante paghiamo regolarmente l’INPS e le nostre attività siano fondamentali per la sopravvivenza dell’università italiana.

Siamo considerati lavoratrici e lavoratori in formazione. In poche parole eterni studenti, senza nessun tipo di prospettiva e tutele (al momento, il 96% dei/lle precari/e della ricerca viene espulso dall’accademia dopo averne garantito il funzionamento per anni). E poi hanno anche il coraggio di chiamarci bamboccioni o choosy (copyright Padoa Schioppa & Fornero). In realtà, siamo di fronte a una forma di vero e proprio badantato accademico: il lavoro di cura e riproduzione dell’università pubblica pesa quasi interamente sulle spalle di generazioni di precari* senza alcun tipo di riconoscimento.

Tuttavia, senza alcun riconoscimento del nostro lavoro sembra che non abbiamo strumenti per rivendicare i nostri diritti. Ma non è così. Ogni giorno produciamo una mole infinita di atti, comportamenti, discorsi, relazioni che vengono immediatamente catturati dalla produttività accademica: pensiamo al lavoro senza sosta nei weekend, alla progettazione non retribuita, alle pubblicazioni che incrementano i punti dei nostri dipartimenti, alle tesi seguite, al lavoro amministrativo per attivare corsi che porteranno migliaia di euro nelle casse dei dipartimenti, alla disponibilità permanente a sopperire a tutte le falle del sistema organizzativo. Alla didattica gratuita per aggiungere una riga al CV.

Ecco. Partiamo da qui. Se tutto ciò è lavoro, allora scioperiamolo!

Sciopero delle mail:

E’ facile! Ogni giorno riceviamo e inviamo decine di mail di lavoro. Dal gruppo di ricerca, dal* student*, dal* docente, dalla rivista, dal progetto, dalle segreterie. Nessuno ci pensa, ma le mail sono uno strumento fondamentale del nostro lavoro. Cosa accadrebbe se per un giorno non rispondessimo a nessuno/a? E cosa accadrebbe se per un giorno invece di rispondere con la cordialità anglosassone cui siamo abituat* e costrett* dichiarassimo tutte insieme che il nostro è un lavoro e che per rivendicare i nostri diritti l’8 marzo anche l’università sciopera? Ecco una proposta di testo da mandare in risposta automatica per 24h:

Ciao,

Grazie per la mail, ma oggi è l’8 marzo e io aderisco allo sciopero globale contro la violenza sulle donne. In quanto precari* dell’università, abbiamo deciso di aderire a questa lotta: SE LE NOSTRA RICERCA NON VALE, ALLORA SCIOPERIAMO.

La precarietà produce sfruttamento, ricatto, inferiorizzazione, colpevolizzazione, dipendenza, gratuità del lavoro, paternalismo, totale assenza dei diritti riproduttivi, discriminazione di genere nelle carriere accademiche.

Per questo, oggi:

  • non risponderò alle vostre mail,
  • non asseconderò le vostre richieste,
  • non sarò disponibile a censurare il mio punto di vista,
  • non seguirò gli studenti di altr*,
  • non correggerò tesi per altr*,
  • non farò didattica gratis,
  • non scriverò progetti che non posso firmare,
  • non userò i miei social per aumentare la visibilità della mia istituzione,
  • non svolgerò mansioni amministrative che non mi spettano (organizzazione di conferenze, rendicontazione di progetti non miei, lavori di segreteria ecc.) per le quali, neanche a dirlo, non naturalmente è prevista retribuzione
  • non farò l’autista per i visitatori del/la mio/a capo/a

MA SOPRATTUTTO SCENDERO’ IN PIAZZA PER UNIRMI A TANTE E TANTI ALTRE CHE OGGI PARTECIPERANNO ALLO SCIOPERO!  SEGUI LE MATRIOSKE NELLA TUA CITTA’!

Thank you for your email. Today is the 8th of March and I join the Global Women Strike against violence on women. As precarious workers within Italian universities, we decided to join this struggle: if our research is of no value, then we strike.

Precarity leads to exploitation, blackmailing, subordination, sense of guilt, dependency, a total lack of reproductive rights, unpaid work, paternalism, gender discrimination in academic careers.

For this reason, today:

  • I won’t answer to your emails
  • I won’t support your requests
  • I won’t be available to censor my opinions
  • I won’t supervise students assigned to other faculties
  • I won’t revise students’ dissertations assigned to other faculties
  • I won’t teach for free
  • I won’t write research grants applications for other faculties and on which my name cannot be included
  • I won’t use my social media profiles to increase the visibility of my institutions
  • I won’t perform administrative tasks that are not up to me (i.e. organize conferences, list the expenses for research projects I am not the PI of, etc.) and for whom, needless to say, I won’t be paid
  • I won’t be the driver for guest faculties who are visiting my boss

 

Sciopero della didattica:

Se l’8 marzo hai degli incarichi didattici, riconverti la lezione e porta gli studenti in piazza. Illustra come le discriminazioni di genere hanno un impatto significativo sulle vite dei/lle precari/e della ricerca e come sfruttamento, ricatto, precarietà e dipendenza sono gli strumenti che la governance universitaria utilizza per normalizzare lo status quo. Se l’8 marzo invece non hai impegni di docenza, invita i/le tuoi/tue colleghi/e a riconvertire la lezione. Puoi trovare qui delle slide che spiegano l’impatto delle discriminazioni di genere sulla vita universitaria.

Sciopero della Ricerca:

Se l’8 marzo non puoi scendere in piazza, dedica il tuo tempo a ricerche su temi che ti appassionano, che ritieni utile per la trasformazione della società, libero/a dalla dittatura degli impact factor, dai filoni trendy imposti dall’alto e dalle case editrici che fanno profitti milionari sulle nostre ricerche e sul nostro lavoro di referaggio. Restituisci alla ricerca il senso della sua terza missione.

Sciopero dalle discipline:

Invitiamo tutte le ricercatrici e tutti i ricercatori precari/e a liberare la propria immaginazione per declinare nei propri ambiti di ricerca la lotta contro le discriminazioni di genere e le rivendicazioni di autodeterminazione. Ad esempio, chi lavora nei dipartimenti di medicina può declinare lo sciopero denunciando docenti e dipartimenti che impongono l’obiezione di coscienza per ottenere l’avanzamento di carriera. Invitiamo tutte/i ad inviare le proprie idee, frasi, selfies al fb del Coordinamento in modo da costruire il percorso di avvicinamento alla data dell’8 marzo.

Vestiamoci tutte/i di nero e fuxia 

Scegli la vignetta da attaccare sulla porta del tuo ufficio e cambia la tua immagine fb

Proviamo tutte e tutti a fare dell’8 marzo una grande giornata di mobilitazioni e conflitto. L’unica via d’uscita è quella collettiva, in cui rivendicare diritti e tutele per tutte/i!

Vedi anche: nonunadimeno.wordpress.com  https://www.facebook.com/nonunadimeno/

Il 5 maggio Scuola e Università insieme

IL 5 MAGGIO 2015 L’UNIVERSITA’ CON LA SCUOLA: NO ALLO SMANTELLAMENTO DELLA SCUOLA E DELLA UNIVERSITA’ STATALI

ADI, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL-RUA

Le Organizzazioni universitarie, rappresentative di tutte le componenti (professori, ricercatori, tecnico-amministrativi, lettori/cel, docenti-ricercatori precari, dottorandi e studenti), condividono le ragioni degli scioperi e delle mobilitazioni contro il piano di definitivo smantellamento della natura pubblica e democratica del sistema scolastico italiano.

L’attacco alla Scuola pubblica e’ perfettamente in linea con quello contro l’Università, in corso da anni, e che ha come deliberato obiettivo quello di cancellare l’idea stessa di un’Universita’ di qualita’, democratica, aperta a tutti e diffusa nel Paese.

E il peggio per l’Università statale sta per arrivare: con la scusa della sburocratizzazione si punta dichiaratamente all’uscita di questa Istituzione dalla Pubblica Amministrazione.

L’uscita dell’Università dalla Pubblica Amministrazione, richiesta da anni dalla Confindustria, porterebbe al rafforzamento ulteriore del potere dell’ANVUR e dei Rettori sulla didattica, sulla ricerca e sul reclutamento, le carriere e la retribuzione dei docenti, differenziando totalmente gli
Atenei l’uno dall’altro.

Un progetto che – come gia’ avvenuto nella Scuola – si sta perseguendo con quella che fino ad ora e’ risultata essere la farsa di una Consultazione pubblica, una finzione con la quale si tende a far meglio digerire un programma gia’ scritto e messo in atto da anni e che ancora una volta sarà applicato dal Governo di turno, se una grande e tempestiva mobilitazione dell’Università e dell’Opinione pubblica non lo impedirà.