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I precari della ricerca asfaltano il think tank della riforma Gelmini

Ieri come Coordinamento delle Ricercatrici e dei Ricercatori Non Strutturati Universitari siamo andati alla Sapienza a sorbirci il convegno organizzato dall’Associazione TreeLLLe volto a presentare il loro lavoro di “ricerca” intitolato “Dopo la Riforma: Università italiana, Università Europea?” (Quaderno n. 13, marzo 2017, Associazione TreeLLLe).

Vi chiederete: perché mai volersi fare del male visto che l’elenco dei relatori del convegno prevedeva presidenti attuali e passati di CRUI e ANVUR, presidenti di fondazioni bancarie, rettori ed ex rettori di Università private come la LUISS e, soprattutto, ex-ministri come Berlinguer e, udite udite, Gelmini? La risposta è semplice. Quando mai sarebbe ricapitato di avere riuniti in uno stesso luogo tutte/i le/i responsabili della distruzione dell’Università pubblica nel corso  degli ultimi 15 anni? Quando avremmo avuto di nuovo la possibilità di inchiodarli alle loro responsabilità?

Prendere la parola non è stato semplice, con l’ausilio della forza pubblica volevano toglierci il diritto di esprimere il nostro punto di vista, garantendolo, paradossalmente, soltanto a chi scientificamente ha cercato di smantellare il sistema universitario in questi ultimi anni (per giunta in un’aula di un’Università pubblica!). Non molto diversamente da quanto nel frattempo succedeva all’esterno della sala che ospitava il convegno, con la polizia in assetto antisommossa che impediva l’entrata a centinaia di studenti e ricercatori precari che volevano portare il loro contributo alla discussione, illustrando come la riforma Gelmini abbia cancellato il diritto allo studio, trasformato l’Università in un esamificio svuotandola del proprio ruolo sociale e condannato un’intera generazione di ricercatori ad un’incessante precarietà. Lo scopo di questo convegno d’altronde era ben chiaro sin dall’inizio: individuare le future traiettorie di intervento sul sistema universitario a partire non dai contributi di chi l’Università la vive e la manda avanti tutti i giorni, ma a partire dalle indicazioni di chi l’Università pubblica la vuole continuare a demolire.

Alla fine (dopo interminabili trattative, alla faccia della libertà di espressione tanto in auge negli ultimi giorni…) ci è stato consentito di fare un intervento in cui abbiamo da una parte restituito la vera desolante fotografia dell’Università post-riforma, e dall’altra dimostrato le innegabili responsabilità dei relatori presenti che non sapevano dove e come nascondersi di fronte all’evidenza del disastro da loro prodotto. Il convegno aveva infatti esplicitamente l’ambizione ineffabile di celebrare la riforma Gelmini, sciorinando dati sul livello di analfabetismo italiano (“analfabeti che sono poi quelli che vanno a votare ai referendum e si vede poi il risultato…” citazione letterale dall’intervento del Presidente dell’Associazione TreeLLLe Attilio Oliva), esaltando in modo trionfalistico l’operato dell’ANVUR, proponendo la “corporate governance” (“separazione delle responsabilità tra ruoli accademici e ruoli economico-finanziari e manageriali” con il Rettore che assume il ruolo di “imprenditore della ricerca” [p. 128 Quaderno n. 13]) come sistema di governo degli atenei, indicando la “diversificazione degli atenei” [p. 59] (teaching vs research universities, con conseguente ulteriore polarizzazione della distribuzione delle risorse) come chiave di volta per essere competitivi a livello internazionale.. e così via…

Nel nostro intervento, a partire dagli stessi loro dati contenuti nel Quaderno TReLLLe, abbiamo dimostrato scientificamente (questa volta sì) il disastro operato dalla congrega dal 2008 ad oggi (ad esempio -20% di finanziamenti, -10% di iscrizioni, aumento significativo delle tasse universitarie, taglio di 12.000 docenti con conseguente esplosione del numero di precari ormai arrivati a quota 40.000 a fronte di 48.000 strutturati, inconsistenza scientifica dei criteri di valutazione adottati dall’ANVUR nella VQR tanto che l’ANVUR stessa non è stata ammessa nella rete europea delle agenzie di valutazione della ricerca…). Disastro finalizzato, come hanno ripetutamente sostenuto gli stessi convenuti alla kermesse, a trasformare l’università pubblica in un bacino finanziario (vedi debito d’onore) e classista, e in una palestra di addestramento alla precarietà e all’obbedienza.

Notiamo, infine, come il ministro Fedeli, nel suo intervento conclusivo, non abbia minimamente affrontato le questioni da noi sollevate: per la titolare del MIUR è come se non avessimo preso parola…

Qui il link al video del nostro intervento: buona visione! (da 3 ore e 47 minuti in poi)

 

Coordinamento delle Ricercatrici e dei Ricercatori Non Strutturati Universitari

ps. La Gelmini alla fine non si è presentata. Probabilmente è rimasta intrappolata nel traffico dei neutrini nel tunnel da lei stessa costruito fra il CERN ed il Gran Sasso.